Le Cicogne Nere. Storia del viaggio dall’Africa all’Italia di Abdelfetah Mohamed, un ragazzo che si è inventato il suo sogno

“Il buio assoluto è il punto in cui inizia la luce”

14maggio 2018 di Serena Campani (Gruppo Insegnanti Geografia Autorganizzati)

Incontro a Pisa Abdelfetah un sabato mattina di fine Aprile. E’ venuto assieme al giornalista siciliano Saul Caia per presentare il suo libro “Le Cicogne Nere. Hidma. La mia fuga”, edito dalla Istos edizioni, la giovane casa editrice pisana guidata da Carlo Scorrano. Il teatro Nuovo, dove si svolge l’incontro, è gremito di studenti delle scuole pisane.

Abdel inizialmente sembra intimidito, ma poi si scioglie e ci parla del libro, della sua vita e della sua storia di migrazione, a tratti drammatica, ma a lieto fine, ci tiene a sottolineare.

Una storia cominciata quasi una quarantina d’anni fa in Eritrea, nel corno d’Africa, durante la guerra di liberazione nazionale con l’Etiopia che durò 30 anni, dal 1961 al 1991. Abdel, nato nei primi anni ottanta, ha vissuto per 12 anni in un campo profughi in Sudan, a soli 27 km da casa, assieme ad altre centomila persone, solo donne, anziani e bambini. Gli uomini eritrei erano tutti a combattere i colonizzatori etiopi. 

Il 25 Maggio 1991 la radio comunica che la guerra è finita. Dopo 24 anni le persone finalmente possono lasciare il campo profughi e tornare a casa. Ma la pace dura poco. Nel 1998 inizia un’altra guerra. In Eritrea non ci sono libertà e c’è un regime militare, così nel 2002 Abdel decide di lasciare il suo paese. A 18 parte per il Sudan, e vi rimane fino al 2008, quando inizia una guerra anche in quello stato. Si tratta di partire di nuovo, questa volta affrontando il passaggio del temibile deserto del Sahara: destinazione Libia. Durante l’attraversamento del deserto, che dura un mese, vede morire 10 compagni di viaggio. Abdel, che ha una parlantina vivace e un piglio ironico, si fa improvvisamente serio nel raccontare l’orrore della morte nel deserto.

Abdel racconta che nel 2008 la Libia era un paese ricco e fiorente: vi lavoravano tre milioni di africani e anche molti italiani. Ricorda di essere stato accolto molto bene, ed è rimasto in quel paese fino al 2011, quando purtroppo nel mese di Febbraio iniziò la guerra anche lì. Così il 23 Marzo decide di partire di nuovo: dietro il deserto, davanti il mare. Due scelte molto difficili…

“Il Sahara è un posto molto molto brutto, dove morire è terribile”.

Abdel ha fatto la sua scelta. Si imbarca. Duecentosettanta persone. Una barca di appena dodici metri. E poi il Mediterraneo, l’arrivo in Italia, i centri d’accoglienza. Il viaggio al Nord e il ritorno verso Sud.

“Questa vita l’ho vissuta due volte”

racconta ai ragazzi presenti, introducendo la seconda parte della storia. Il suo volto s’illumina, sorride. “Nella seconda parte della mia vita ho fatto quello che volevo fare: lavorare nel recupero dei migranti in mare”. Oggi collabora con la Croce Rossa, con Oxfam, con l’UNHCR. Ha ricevuto un premio internazionale della Croce Rossa ed è andato a Ginevra per ritirarlo. Ha imparato sette lingue ed è iscritto al corso di Scienze del Servizio Sociale presso l’Università di Catania. E’ solare e aperto alla vita, ma è anche molto riservato e schivo. Con pudore racconta dettagli personali ed emozioni che ritiene “private”. Con orgoglio racconta di aver inventato il suo sogno, cosa che da piccolo non riusciva a fare.

“Salvare la vita è il massimo che possiamo fare in questa vita”.

In questo piccolo libro, dalla copertina scura, vi è raccolta la storia vera di Abdelfetah Mohamed. Lui l’ha scritta, Saul Caia ne ha curato la forma italiana ed ha spronato l’autore a raccontare qualcosa in più. Carlo Scorrano l’ha pubblicata per i tipi della sua piccola ma coraggiosa casa editrice, che si riconferma sensibile ai temi delle migrazioni dopo aver pubblicato nel 2016 Io ci sto fra i migranti, a cura di Rosario Sardella. Avevo letto il libro tutto d’un fiato e mi era molto piaciuto. Ora che ho conosciuto Abdel e ho ascoltato il suo racconto lo rileggerò con occhi nuovi.

Abdelfetah Mohamed, Le Cicogne Nere. Hidma. La mia fuga, a cura di Saul Caia, Istos Edizioni, 2017, pp 130, 12 euro

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