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Libere, disobbedienti innamorate – In Between, della palestinese Maysaloun Hamoud

Occorre fare un viaggio in Israele per comprendere la difficoltà di vivere in un paese conteso dove da decenni si lotta per un metro di terra, si alzano muri, si contrappongono ideologie e religioni intolleranti,  fondamentaliste, patriarcali. Per fortuna ci sono anche laici da una parte e dall’altra e donne che, con enorme difficoltà, tentano la lunga ed incompiuta strada verso l’emancipazione e la liberazione. E’ questo l’argomento di un film coraggioso arrivato ora nelle sale “Libere, disobbedienti e innamorate – In Between”  della palestinese  Maysaloun Hamoud.

14aprile 2017 di Donatella Nesti

Cosa fanno tre giovani donne arabe a Tel Aviv? Fanno quello che farebbero tutte le giovani donne del mondo: amano, ridono, piangono, inseguono desideri, cadono, si rialzano. Amano e ridono ancora, magari bevendo, fumando marijuana, ballando, in attesa dell’alba. Cercano di costruire il perimetro dentro cui affermare la propria identità. O, come nel caso della  timida Nour (Shaden Kamboura), vengono salvate da un perimetro che qualcun altro ha stabilito per loro.

Ci pensano Laila (Mouna Hawa) e Salma (Sana Jammelieh), attraverso la loro potente voglia di vivere e il loro sanissimo anticonformismo, a sbriciolare le insicurezze e le diffidenze della nuova coinquilina. Anzi: della nuova amica. Sì, perché “Libere, disobbedienti e innamorate (In Between)”, sorprendente opera prima che possiamo collocare nell’asse ereditario di “Sognando Beckham” e “Caramel”, è una piccola grande storia di amicizia. Una riflessione a cuore aperto sull’indipendenza femminile che la regista  Maysaloun Hamoud, brillante promessa del cinema mediorientale, sa gestire con asciuttezza, umorismo e istinto rock.

Mentre Hollywood plasma il terzo capitolo cinematografico di Sex and the  City, dunque, anche “Libere, disobbedienti e innamorate” (coproduzione franco-israeliana firmata da Shlomi Elkabetz, il regista di Viviane) ci racconta brillantemente una città e ci parla schiettamente di sesso: una Tel Aviv metropolitana che ribolle di cultura underground, tre amiche divise dalle pulsioni e rese gemelle dalla necessità di essere forti. Più forti di chi le tradisce, di chi le giudica, di chi le umilia.  Non è facile essere Laila (avvocatessa emancipata, la canna sempre accesa tra le dita e l’uomo giusto che non bussa mai alla porta), non è facile essere  Salma (dj lesbica, tanto passionale quanto fragile, figlia di genitori ferocemente devoti alla tradizione), non è sicuramente facile essere Nour (studentessa modello, vittima predestinata della peggiore sopraffazione maschilista), ma bisogna almeno provarci. E ogni singolo tentativo, come appunto ci ricorda “Libere, disobbedienti e innamorate”, si traduce in un prezioso passo avanti.

Nata a Budapest, ma cresciuta in un villaggio a nord di Israele, Maysaloun Hamud si è laureata alla Minshar Film School e ha poi vissuto a Jaffa. “Libere, disobbedienti e innamorate” è il suo primo lungometraggio, dopo i corti Shades of Light (2009), Scent of Morning (2010) e Salma (2012).

«Libere, disobbedienti e innamorate – spiega – è il ritratto di tre giovani donne arabe che vivono e amano a Tel Aviv. Ho cercato di raccontare il complicato dualismo della loro quotidianità, stretto fra la tradizione da cui provengono e la sregolatezza della metropoli in cui abitano, e il prezzo che devono pagare per una condizione che normalmente può apparire scontata: la libertà di lavorare, fare festa, scopare, scegliere. Laila, Salma e Nour scelgono, appunto, di non voltarsi a guardare indietro, anche se il loro viaggio dolceamaro verso il futuro è lontano da qualunque certezza. La mia generazione non può convivere ancora a lungo con i codici obsoleti della società patriarcale e dello sciovinismo: è tempo di mettere le carte in tavola. Se continuiamo a nascondere le nostre paure sotto il tappeto, finiremo per inciamparci sopra e sarà troppo tardi».

Le donne di tutto il mondo sanno bene quanto sia alto il prezzo da pagare per raggiungere la libertà come le tre protagoniste del film ma nessuna di loro ha comunque intenzione di piegarsi alle regole del passato, per quanto possa essere difficile trovarsi a vivere fra due mondi, fra due culture, fra modernità e tradizione.

Non sono mancate le proteste da parte del mondo arabo come già per altre pellicole, il film infatti è stato oggetto perfino di una protesta di difesa dei valori arabo-musulmani lanciata dalla municipalità di Umm al-Fahm, la cittadina da dove proviene Nour con il suo  elenco   di peccati e impurità varie declamate dal fidanzato ultratradizionalista.

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