06212018Headline:

L’ingresso della Colombia nella Nato minaccia la pace e l’integrazione dell’America Latina e del Caribe. Commento di Aldo Zanchetta

 

Mercoledì 29 maggio verso le 17 è apparso sul Web questo comunicato del Foro di Comunicazioni per l’integrazione della Nostra America che annuncia l’ingresso della Colombia nella Nato in qualità di “Partner globale”. Uno status simile a quello di associato esterno che la Colombia si appresta a condividere insieme ad altri alleati strategici degli Stati Uniti quali Afghanistan, Australia, Iraq, Giappone, Corea del Sud, Mongolia, Nuova Zelanda  e Pakistan. Una notizie che  solleva molte perplessità alla luce del rinnovato interesse dell’amministrazione Trump verso il tradizionale “cortile di casa” e che getta un’ombra inquietante sul futuro del Venezuela.

Fallite le strategie di destabilizzazione del governo Maduro dall’interno, d’ora in poi sarà sufficiente una semplice scaramuccia di confine per provocare l’intervento militare diretto Usa i quali, non è superfluo ricordarlo, possiedono nel paese ben 6 basi militari. Andrea Vento

1giugno 2018 da Dichiarazione del Foro di comunicazioni per l’integrazione della Nostra-America, (Traduzione a cura di Aldo Zanchetta)

Dichiarazione del Foro di comunicazioni per l’integrazione della Nostra-America,

L’annunciato ingresso della Colombia nella NATO minaccia la pace in America Latina. Provoca una rottura con la Dichiarazione dell’America Latina e del Caribe come zona di pace e con i progressi che ha significato per la regione la creazione del Consiglio di Difesa dell’UNASUR.  Rende possibile l’intervento  della NATO sulle frontiere colombiane di Venezuela, Brasile, Ecuador e Panama e apre le strade delle sue coste negli Oceani Pacifico e Atlantico a qualsiasi manovra o intervento della NATO. Poniamo in evidenza come, per rendere possibile questa alleanza, si è cospirato contro i processi di integrazione latinoamericana.

La decisione del presidente Jean Manuel Santos –senza l’approvazione esplicita della popolazione- condiziona, a pochi giorni dalla fine del suo mandato, la politica del prossimo governo colombiano. (Ci troviamo in questi giorni fra il primo turno e il secondo delle elezioni presidenziali in Colombia, ndt). Incoraggia il processo di militarizzazione regionale dilapidando risorse che devono essere investite per il benessere delle popolazioni afflitte da una flagrante disuguaglianza. Arruola la Colombia nel circolo guerresco degli Stati Uniti trascinando la regione in un teatro globale di alta pericolosità.

Commento a caldo di Aldo Zanchetta

Jean Manuel Santos, il presidente uscente colombiano (domenica scorsa il Colombia si è svolto il primo turno delle elezioni presidenziali dove il candidato governativo pur non raggiungendo il quorum, è in testa con un buon vantaggio) a dicembre scorso è stato insignito del premio Nobel per la Pace, una istituzione ormai volta a premiare i guerrafondai e, per la cronaca, infangata recentemente da una serie di rivelazioni connesse al meccanismo di scelta dei candidati vincenti.

Il premio fu dovuto alla conclusione del processo di pace dopo la cinquantennale guerra fra il governo e le FARC, le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia. Il processo di pace, al quale personalmente non ho mai creduto sulla base della fine di un analogo processo tragicamente fallito nei decenni scorsi, in sintesi è stato un accordo fra due poteri che non riuscivano a prevalere l’uno sull’altro e costruito sulla testa del popolo, contadini e popoli indigeni in primo luogo. Ora è concepibile che un governo che sta arrivando alla fine del suo mandato assuma una decisione di tale gravità quale quella di  entrare a far parte della NATO? E lo annunci dopo il primo turno delle elezioni presidenziali? Forse per il timore che l’oppositore di sinistra al candidato della destra possa essere il successore? Domenica scorsa Iván Duque, candidato della destra, spalleggiato dal torbido ex-presidente Álvaro Uribe, ha ottenuto il 39,11% dei voti contro il 25,01% di Gustavo Petro, ex-sindaco di Bogotà e candidato delle sinistre. Il ballottaggio si svolgerà il 17 giugno. Il candidato del partito del presidente Santos, German Vargas Lleras, si è fermato al 7 per cento. Fare una sintesi della situazione colombiana in pochi minuti e con l’animo in tumulto non mi è possibile:

cito solo alcuni dati.

  • In Colombia ci sono 7,2 milioni di desplazados interni, ovvero persone costrette a lasciare i propri territori, in grande maggioranza contadini espulsi dalle loro terre grazie all’azione terroristica di gruppi paramilitari finanziati dalle grandi multinazionali produttrici di alimenti o interessate alle ricchezze minerarie e benevolmente ‘ignorati’ dai vari governi succedutisi nel tempo.
  • In Colombia in meno di due anni sono stati assassinati 262 leader sociali (sindacalisti, difensori dei diritti umani, capi di comunità indigene o contadine).  Ben 32 leader indigeni nel 2017 nella regione del Cauca dove le popolazioni indigene sono più attive nella difesa dei loro territori. E i dati dei primi mesi dell’anno sono ancora peggiori.
  • Ma la cosa più atroce in Colombia è la storia dei cosiddetti falsos positivos. Poiché il ministero della difesa erogava premi alle unità combattenti in funzione dei guerriglieri uccisi in combattimento, ufficiali dell’esercito avevano ideato un truce meccanismo: con offerte di lavoro sui giornali i giovani che si presentavano ai colloqui venivano fatti sparire e uccisi, includendo poi i loro nomi fra i guerriglieri uccisi in battaglia. In questo modo centinaia di giovani persero la vita nel primo decennio del secolo. Riportiamo da wikipedia per rapidità (ma il fenomeno è noto da tempo e lo verificai su varie fonti): <<Nonostante tali pratiche fossero già state denunciate in precedenza, esse hanno raggiunto notevole risonanza solo alla fine del 2008, quando si è scoperto che i cadaveri di 19 giovani civili scomparsi da Soacha e Ciudad Bolívar (nella periferia di Bogotà) erano stati catalogati come guerriglieri uccisi in combattimento dall’esercito nel Dipartimento di Norte de Santander. Altri casi simili sono stati in seguito rilevati nei dipartimenti e comuni di Antioquia, Boyacá, Huila, Valle del Cauca e Sucre. Il 27 maggio 2010, Philip Alston, relatore speciale dell’ONU per le esecuzioni arbitrarie, nel rapporto presentato dopo la sua visita in Colombia nel giugno 2009, denunciò l’esistenza di «una serie di esecuzioni extragiudiziali» la cui impunità copriva il 98,5% dei casi. Il 7 gennaio 2009 un documento della CIA pubblicato dal National Security Archive ha rivelato che i legami tra l’esercito e i gruppi paramilitari erano noti al governo degli Stati Uniti fin dal 1994 e che quella dei “falsi positivi” era una pratica abituale nell’esercito.

Il nostro Corriere della Sera, come ben ricordo, negli anni dei falsos positivos (che paiono essersi prolungati con minore intensità fino alla conclusione del processo di pace) pubblicò una serie di articoli in cui si esaltava questo paese per il suo trend economico e il suo benessere sociale e si suggeriva esplicitamente la Colombia come modello per l’Italia. Questo il paese che viene ora accolto nel grande organismo di pace che è la NATO. Gli affini si incontrano? Non si agita niente negli stomaci dei nostri generali e del brav’uomo del nostro presidente del consiglio

E nulla ha da eccepire il nostro Presidente della Repubblica?  

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