07212018Headline:

Nel conflitto tra Israele e il Popolo Palestinese la prima vittima è la verità

Sono molti anni che i Palestinesi, anche in questo gran paese che è l’Italia, subiscono la mancanza di obiettività, e sono vittime di una gigantesca macchina propagandistica dei mezzi di comunicazione. 

30marzo 2018 da Comunità Palestinese di Roma e del Lazio

Il significato delle parole è stato cambiato, e la realtà e’ stata capovolta per fare apparire i  Palestinesi come aggressori e gli Israeliani come coloro che sono costretti a difendersi. Sono 50 anni che Israele occupa la Palestina, violando e negando ogni diritto al popolo. Ma grazie alla mistificazione operata dai mezzi d’informazione, la lotta dei Palestinesi per la libertà è chiamata terrorismo, ogni  minima critica della politica criminale dei governanti israeliani viene definita antisemitismo. Il silenzio della comunità internazionale che non vede, non sente e non parla, non ha fatto altro che peggiorare la situazione.

Sono tante le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza e ancora di più quelle dell’Assemblea Generale dell’ONU che condannano Israele e riconoscono i diritti  del Popolo Palestinese all’autodeterminazione, alla libertà, la giustizia, e a vivere a casa propria, sulla propria  terra con un proprio Stato sovrano a fianco dello Stato d’Israele.
La lotta palestinese non è mai stata una lotta religiosa. La Palestina è la culla delle tre religioni monoteistiche: ebraismo, cristianesimo ed islam. La Palestina non ha mai vissuto la discriminazione razziale o religiosa prima dell’arrivo del sionismo e dalla fondazione dello stato ebraico. I Palestinesi prima o poi riusciranno a realizzare il sogno di un Stato laico e democratico, dove ebrei, cristiani e musulmani potranno vivere insieme, con pari diritti e doveri, e con pari dignità e libertà.

Oggi, 30 marzo, è il 42° anniversario della Giornata della Terra che ricorda le decine di migliaia di palestinesi del 1948 “con cittadinanza israeliana”, o, come vengono chiamati dagli israeliani, “gli arabi d’Israele”, che scesero in piazza, in vari centri dell’alta Galilea a difendere le loro terre dalla confisca israeliana, giustificata dall’esigenza di sicurezza e da falsi piani di sviluppo, ma che in realtà era finalizzata ad espellere la popolazione palestinese per far spazio all’insediamento di colonie israeliane. il 30 marzo 1976, le loro legittime manifestazioni e proteste  vennero  represse nel sangue da parte dell’esercito e della polizia israeliana. Furono uccise 6 persone e centinaia furono  feriti ed arrestati.
Ogni anno dal 1976 i Palestinesi scendono in piazza il 30 marzo per chiedere il diritto alla loro terra, rubata dall’espansionismo, dall’esproprio  e dall’annessione israeliana, e che rende  impossibile la soluzione pacifica al conflitto, che il mondo riconosce in “due Stati per due popoli”. La decisione unilaterale del presidente Donald Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale dello Stato d’Israele e la pretesa del suo ambasciatore di affermare il diritto dei coloni israeliani a insediarsi su tutto il territorio palestinese, va contro le risoluzioni dell’ONU e la  legalità internazionale. Incoraggia la politica del governo estremista di destra di Benjamin Netanyahu, impedendo qualsiasi risoluzione giusta e pacifica. Va nella stessa direzione la questione riguardo al Giro d’Italia che nel mese di maggio dovrebbe partire da Gerusalemme, ma che è una decisione  irresponsabile della Gazzetta dello Sport.   
Sono più di 100 anni che i palestinesi commemorano ogni 2 novembre la dichiarazione di Balfour (1917), con la quale l’impero britannico regalò la Palestina al movimento sionista, per crearvi lo Stato d’Israele, come poi  è avvenuto nel 1948. Sono più di 70 anni che i palestinesi vengono cacciati con la forza delle armi e attualmente oltre 6 milioni di profughi palestinesi vive nei  campi profughi nei paesi arabi circostanti, senza pari diritti. Sono più di 50 anni che Israele occupa tutta la Palestina ed opprime il suo popolo col silenzio e l’indifferenza della Comunità Internazionale.

L’Onu non riesce a risolvere il conflitto israelo-palestinese che ha infiammato tutto il Medio Oriente, ma non  possiamo attendere il giorno in cui si esauriranno le risorse petrolifere mediorientali e quando il Canale del Suez non sarà più una via vitale per l’economia occidentale, per ristabilire la pace in quell’area tormentata.
Oggi sono state uccise 16 vite umane al confine di Gaza e sono stati feriti più di 1500 cittadini palestinesi. 
Chi pensa che i palestinesi si stancheranno di lottare per i loro diritti basilari, si sbaglia. I palestinesi chiedono e rivendicano i loro diritti alla libertà, alla giustizia, e al diritto al ritorno nelle loro case e la loro terra, diritto sancito dalla Risoluzione ONU 194 del 1949. Continueranno a lottare per l’autodeterminazione e per la creazione del loro Stato, libero, indipendente e con Gerusalemme Est capitale.

“L’ultimo giorno di occupazione, sarà il primo giorno di pace” (Marwan Al Bargouthi)

 

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