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Società più umana. Pastore Norbert Valley multato per aver aiutato un sans-papiers togolese, ha fatto ricorso

L’udienza doveva tenersi lo scorso 25 ottobre a Neuchâtel, ma è stata rinviata

29ottobre 2018 intervista a  Norbert Valley, Svizzera da Voce evangelica

(Gaëlle Courtens) Non si è trattato soltanto di un atto di solidarietà: “Ho seguito il dettato evangelico”. Così il pastore Norbert Valley spiega il gesto di cui è incriminato. Più di anno fa, a La Chaux-de-Fonds, il pastore ha incontrato un giovane togolese richiedente l’asilo, e lo ha aiutato. Occasionalmente lo ha ospitato nella sua chiesa, o gli ha dato da mangiare. A volte gli ha anche dato qualche soldo. Ma quando il togolese si è visto notificare l’espulsione, la carità del pastore è diventata illegale.

Nella foto, Norbert Valley, davanti al tribunale di Neuchâtel

Nella foto, Norbert Valley nella sua chiesa

Nella foto, Norbert Valley, intervistato da Gaelle Courtens a Berna

Lo scorso 15 agosto il pastore è stato condannato in primo grado per “aver offerto, a più riprese, ospitalità e dei pasti” a uno straniero in situazione irregolare. Contro questa decisione Norbert Valley, già presidente della Rete evangelica svizzera, l’organizzazione romanda delle chiese libere, ha inoltrato ricorso.

Giovedì 25 ottobre, Norbert Valley avrebbe dovuto spiegare le sue ragioni al Ministero pubblico di Neuchâtel. Ma non c’è stata nessuna udienza. “La mattina stessa mi è stato comunicato di non presentarmi, che l’udienza era stata annullata”, ha detto il pastore a “Voce evangelica”, a margine di un incontro promosso a Berna sabato 27 ottobre da Amnesty International Svizzera e dedicato al tema della criminalizzazione della solidarietà.

Lo scorso febbraio, due agenti di polizia avevano prelevato il pastore, nella sua chiesa. Si erano presentati durante il culto domenicale, per portarlo in commissariato. La sua colpa? Aver infranto la legge federale sugli stranieri, nello specifico l’articolo 116, cpv 1, lettera a, che stabilisce che ogni persona che agevola l’ingresso, l’uscita o il soggiorno di uno straniero irregolare, è perseguibile.

D: Pastore Norbert Valley, qual è stata la sua reazione quando ha appreso della decisione del tribunale di rinviare il suo processo?

R: “Sono rimasto molto sorpreso. L’udienza è stata annullata la mattina stessa. Ma sono andato comunque davanti al tribunale, anche perché vi si erano radunate una sessantina di persone per esprimermi il loro sostegno. C’era anche una delegazione di Sant’Egidio Losanna che in pochi giorni ha raccolto 2600 firme per chiedere la mia assoluzione. È stato molto incoraggiante. Ma il mio avvocato mi ha detto di prepararmi ad un iter procedurale lungo.”

D: Si può dire che il suo sta diventando un caso politico?

R: “Non mi stupirei. Si vedeva che i procuratori non erano contenti del raduno di sostenitori davanti al tribunale.”

D:Lei dice che quello che è legittimo non è necessariamente legale. La sua è disobbedienza civile?

R. “Il cristianesimo inizia con un processo. Un processo ingiusto, che termina con la morte di Gesù Cristo. Da quel momento in poi, tutta la storia del cristianesimo è costellata di processi. Anche gli apostoli hanno subito dei processi. Furono messi in prigione perché annunciavano la buona novella. Ai tribunali dell’epoca gli apostoli rispondevano: dobbiamo ubbidire alla legge degli uomini o a quella di Dio? E questa seconda risposta è anche la mia.

D: Lei fa spesso riferimento non solo al Vangelo, ma anche alla Costituzione…

R: “La Costituzione federale, nel suo preambolo, fa riferimento al nome di Dio l’onnipotente. E le leggi, inquadrate in quella Costituzione, dovrebbero riflettere quell’intenzione di fondo. Intenzioni che per me sono sostanzialmente due, molto chiare: in primo luogo, è libero solo colui che sa far buon uso della sua libertà; e in secondo luogo, una società mostra la sua dignità quando si preoccupa del più debole tra i suoi membri.”

D: Si tratta di una sua strategia di difesa?

R: “Non so se ho una strategia, è il mio stile di vita. Non ce l’ho con nessuno, né con la giustizia, né con la polizia. Sono semplicemente chiamato ad amare il prossimo, quale che sia, sia debole o forte.”

D: Ha notizie del suo amico togolese?

R: Grazie a Dio sono riuscito due settimane fa a entrare nuovamente in contatto con lui. Dopo mesi ha finalmente riposto ad una mia mail. Avevamo perso i contatti. Gli ho chiesto come sta, e gli ho anche chiesto di non dirmi dove si trova, per evitare di dover dare informazioni sul suo conto.”

D: Come sta?

R: “Non sta bene. È in una situazione di grave precarietà, come molte persone che si trovano in uno stato di insicurezza. Era già terribilmente angosciato quando ancora eravamo in contatto. Aveva un’assistenza psicologica. Ora vive una situazione insostenibile. È in trappola. Vorrebbe andare in Ghana, un paese limitrofo del Togo. Ma non ha nessun passaporto, e quindi non può andarsene. Se lo aiuto a passare in Francia, mi rendo perseguibile.”

D: Cosa fare?

“L’unica cosa che ci rimane da fare è occuparci degli ultimi. Gesù stesso ha detto, “il Signore, l’eterno, mi ha mandato per annunciare una buona novella ai poveri”. È a loro che mi voglio dedicare.”

D: A febbraio lei si è ritrovato due agenti di polizia in chiesa durante il culto domenicale…

R: “Sono entrati nei locali di culto senza essere stati autorizzati. Si sono messi dietro la porta vetrata che separa l’ingresso dalla sala. Ma capisce che anche se erano laggiù, non abbiamo potuto continuare il culto e ho deciso di interrompere la funzione e seguirli al commissariato.”

D: Ritiene che sia stato superato un limite?

R: “Sì, la chiesa è un luogo dove si viene per cercare la pace. La polizia per giustificarsi ha detto che non sapeva il mio nome. Ma il mio amico togolese, quando l’hanno fermato a dicembre dell’anno scorso per capire chi lo aiutava, ovviamente ha detto il mio nome per intero.”

D: Cosa vorrebbe dire ai cristiani in Svizzera?

R: “Vorrei che si impegnassero di più. La nostra società si sta disumanizzando. Se si abbandona la fede, si dà spazio alle paure. La parola “fede” ha la stessa radice della parola “fiducia”. Quando manca la fede, ecco che non si ha più fiducia e la conseguenza è che si insinua la paura. L’aumento delle paure porta con sé comportamenti di stigmatizzazione. Non appena ci capitano delle piccole o grandi disgrazie, il passo è breve per fare ricorso a capri espiatori.”

 

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