05242018Headline:

Stimolo al consumo, tra crisi narrata e ottimismo indotto

“In notte insonne, forse per l’acidità di stomaco, alcune ennesime riflessioni”

28dicembre 2017 da Federico Giusti, Pisa

Le statistiche Istat arrivano con una tempistica singolare, in coincidenza con l’approvazione della Legge di stabilità in parlamento e diffondono ottimismo sulla ripresa economica e sulla fiducia di famiglie e imprese nel futuro, quindi un sostanziale plauso all’iniziativa  Governativa.

Ottimismo indotto o derivante dalla crescita del 10% delle ordinazioni interne?

 A leggere bene gli stessi dati  (che prendiamo per buoni senza entrare nel merito dei metodi della ricerca) si capisce poi che la situazione in sostanza non cambia, almeno nella seconda metà del 2018. Con alcuni passi in avanti rispetto alla prima parte dell’anno che sta per finire ma, con risultati contrastanti e spesso tali da non indurre, almeno per i lavoratori dipendenti e le piccole partite iva, a facili ottimismi.  Prendiamo alcuni dati esemplificativi

  • A Dicembre: indice del clima di fiducia dei consumatori da 114,4 a 116,6; fiducia delle imprese da 108,8 a 108,9
  • A novembre: indice del clima di fiducia consumatori da 116,0 a 114,3; fiducia imprese da 109,1 a 108,8
  • A settembre indice del clima di fiducia consumatori da 111,2 a 115,5; fiducia imprese da 107,1 a 108,0
  • A giugno indice del clima di fiducia consumatori da 105,4 a 106,4; fiducia imprese da 106,2 a 106,4
  • A marzo indice del clima di fiducia consumatori da 106,6 a 107,6; fiducia imprese da 104,3 a 105,1

Sulle famiglie e sui loro consumi, sia la propaganda consumistica che l’illusione di potere spendere di più, l’ottimismo delle imprese risulta essere a macchia di leopardo, nonostante abbiano portato a casa da anni risultati lobbystici come sgravi fiscali, incentivi… Se il settore delle costruzioni conosce da anni un arretramento significativo, la manifattura attende il fiume di finanziamenti derivante da Industria 4.0 (che tuttavia dovrà seguire alcune logiche “innovative” ), a tirare sono il commercio e il terziario, i settori dove le condizioni della forza lavoro sono soggette a maggiore ricatto e sfruttamento tra delocalizzazioni, cooperative di comodo e salari da fame. Ma a leggere bene i dati si capisce che non è tutto oro ciò che luccica, infatti le vendite correnti sono in negativo, si spera nelle scorte di magazzino (magari con i saldi a Gennaio), la crescente fiducia dei consumatori è indotta dalla propaganda mediatica, la fiducia dei cittadini nel futuro oggi è la stessa del 2015 dopo due anni di calo. Al contrario, anni di incentivi e di sgravi alle imprese, con la detassazione dei contributi per le assunzioni a tutele crescenti, hanno alimentato il clima di fiducia delle imprese made in Italy rispetto al futuro, le aspettative per il futuro in questo caso sono decisamente maggiori di quelli che registriamo per le famiglie (i consumatori ) italiane.

La fiducia del consumatore (indotta mediaticamente) si scontra con l’erosione del  suo potere di acquisto, con gli effetti negativi della politica dei bonus al posto degli incrementi contrattuali, ci sono settori nei quali il padronato sta in crisi ma altri nei quali i margini di plusvalore e profitto sono cresciuti  in virtu’ delle politiche governative in materia di salari, contratti, dinamiche occupazionali.  I giudizi sulla situazione economica italiana continuano a pesare negativamente ma soprattutto la sfiducia dei lavoratori\utenti\cittadini stride con l’ottimismo, pur contenuto, delle imprese.

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