Stipendi pubblici in caduta libera, tra la retorica sui furbetti/fannulloni e i dati governativi

Stipendi pubblici (e non solo loro) in caduta libera, anche le 85 euro risultano essere prive di copertura finanziaria

31gennaio 2017 da Delegati e lavoratori indipendenti, Pisa

Per vincere il referendum, Renzi le ha provate di tutte dimostrandosi un abile venditore di promesse. Ma, ora si contano i noccioli, come dice un proverbio toscano, cominciamo a capire che la sottoscrizione dei Contratti Pubblici è un percorso pieno di ostacoli e prevede numerose merci di scambio:

  • silenzio sui decreti Madia,
  • normative nuove e svantaggiose in materia di permessi e malattia
  • oltre al bluff di una cifra, che risulta ancora priva di copertura finanziaria.

 

Il Governo Gentiloni ora si trova a un bivio, deve trovare le risorse per garantire gli 85 euro di aumenti medi promessi, accelerare l’iter per l’approvazione del nuovo Decreto per il Pubblico Impiego. Notizia della crisi salariale nel Pubblico Impiego ora anche analizzata e all’attenzione dei media nazionali.
Il dossier dalla Ragioneria generale dello Stato con il nuovo conto annuale del personale ricorda che, in Italia dal 2009 ci sono 3milioni di lavoratori\trici con gli stipendi bloccati, in questi anni la perdita è stata almeno del 6,2%.

Ma, andiamo a leggere la perdita salariale in alcuni comparti:

  • Scuola meno il 10,4%
  • Agenzie Fiscali una perdita di potere di acquisto che supera l’8%,
  • Nelle Università, meno il 7,4%,
  • Nelle Regioni e Autonomie Locali meno il 6,4%

Ma non tutti i lavoratori pubblici sono uguali, infatti Prefetti e Magistrati aumentano i loro stipendi del 6,2 per cento.

La spesa per il personale è in continuo calo perché, non solo su 4 pensionati viene fatta una sola assunzione ma, crolla il valore nominale dei tabellari. Di fatto, le riorganizzazioni operate dalla Madia hanno colpito in numerosi comparti il salario accessorio. Non è casuale che si voglia proseguire su questa strada e, molte altre indennità sono a rischio con lo sbilanciamento della dinamica contrattuale, a favore del secondo livello.

Stando ai dati della Ragioneria, tra l’anno 2011 e 2015 le indennità medie si sono ridotte in termini reali del 9,2%, nelle agenzie fiscali il taglio è stato del 17,8% , negli enti territoriali del 15 per cento. 

Come vediamo la trattativa iniziata è all’insegna della perdita salariale, basti pensare alle cifre ad oggi stanziate:

  • 300 milioni ma, non utilizzati nel 2016,
  • il miliardo messo a disposizione dalla legge di bilancio determinano non 85 euro di aumento ma meno di 40 euro in media, meno della metà di quanto hanno sbandierato Cgil Cisl Uil.

E i soldi mancanti?

Il rischio è che a pagare siano gli stessi lavoratori, con tagli al loro salario accessorio, alle indennità, alla contrattazione di secondo livello, a cui aggiungere il blocco del turn over e, ulteriori decurtazioni in caso di malattia.

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