09212018Headline:

Storia dei voucher tra i pianti della Fornero e il realismo neoliberista di Monti

Le dichiarazioni del ministro Poletti, per il quale la fuga di tanti giovani laureati all’estero non sarebbe un problema ma una sorta di liberazione, hanno fatto infuriare molti, anche chi nel recente passato non si è impegnato per contrastare adeguatamente il voucher 

1gennaio 2017 da “Delegati e lavoratori indipendenti” Pisa

Hanno provocato indignazione e rabbia toni e contenuti delle dichiarazioni, la tracotanza tipica di un potere per il quale i problemi reali non esistono o vengono sottovalutati.

Il numero crescente di giovani all’estero è causato non dalla ricerca di luoghi ameni dove oziare ma dal semplice fatto che il lavoro spesso e volentieri non si trova in Italia soprattutto se vivi nelle isole o nelle regioni meridionali dove più del 35% degli under 32 non ha una occupazione, non studia, è praticamente fermo. E che un Ministro dimentichi perfino di consultare le statistiche Istat, provoca rabbia anche nel moderato più’ incline al compromesso .

Ma sui voucher qualche riflessione va fatta, per esempio ricordando quanto scriveva oltre 10 anni fa il compianto L. Gallino su un tessuto produttivo italiano impoverito a colpi di privatizzazioni e delocalizzazioni, tra mancati investimenti tecnologici e ricerca esclusiva di contrarre il costo del lavoro. Alla lunga, anzi in tempi brevi, saremmo finiti in un paese incapace di produrre all’altezza dello sviluppo tecnologico creando al contempo solo manodopera sottopagata.Parole profetiche di chi non si è fatto ubriacare dalle parole neoliberiste e ha guardato alla sostanza delle cose.

  • I voucher sono intanto figli della precarietà per eccellenza, il decreto 276 del 2003, meglio noto come legge Biagi dal nome del giuslavorista che la ideò; allora si disse che era necessario legalizzare le prestazioni di lavoro “occasionali e saltuarie” in nero, peccato che parole simili siano state spese anni prima con il lavoro interinale che dette vita alla progressiva marginalizzazione dei contratti a tempo indeterminato.
  • I voucher vanno eliminati, non rivisti perché la loro esplosione ha dimostrato che bastano 10 euro per giustificare una giornata lavorativa pagando poi al nero il resto della prestazione e decisamente al di sotto del minimo contrattuale. Potremmo scrivere dei 1000 escamotages adottati per coprire prestazioni al nero, che per essere conosciute non avevano certo bisogno dei vouche,r che in un anno crescono del 32% mentre l’anno precedente erano aumentati di oltre il 60%.

Sono state raccolte dalla Cgil le firme per referendum contro i voucher, sulla ammissibilità del quale la Consulta si pronuncerà a gennaio; in prospettiva quella parte del Pd incautamente definita di sinistra, parliamo di chi come Bersani ha liberalizzato di tutto e di più, ha deciso, seppur con evidenti ritardi e contraddizioni, di associarsi a quanti ne chiedono la cancellazione.

Peccato che i democratici il ricorso al voucher lo abbiano benedetto ed approvato con i Governi passati, peccato che il ricorso alla flessibilità e alla precarietà venga fatto proprio dalla Cgil con la firma degli ultimi contratti (pochi euro di aumento, rimozione delle tutele, soldi alla previdenza e alla sanità integrativa invece di difendere la sanità pubblica e il diritto universale alla salute). Il voucher è un argomento di moda, contrapporsi ad esso è oggi possibile visti i dati sulla occupazione stagnante e l’esplosione dei licenziamenti per motivi disciplinari.

Ma allo stesso tempo si accettano aumenti irrisori, perdita di potere di acquisto, aumento delle ore lavorate a costo zero, si sposano e si fanno proprie le linee guida contrattuali che cancellano tutele e riducono il potere di acquisto e di contrattazione. Dovremo abituarci a questo doppio binario tipico delle società liberali, battaglie di principio su questioni di civiltà e massima arrendevolezza e subalternità ai padroni e ai loro interessi dei quali parte del sindacato è ormai cinghia di trasmissione.

Ha buon gioco il Sole 24 ore a prendersela con la minoranza Dem e la sua incoerenza, infatti il decreto Biagi ha pensato al voucher per poche figure come disabili, disoccupati di lunga durata, casalinghe e studenti, insomma figure per le quali sarebbe bastato qualche buono per integrare redditi familiari insufficienti, o come contributo alle spese familiari.

Sulla spinta del modello cooperativo e delle piccole imprese, col governo Prodi nel 2008, il voucher viene esteso ai lavori stagionali come le vendemmie per le quali un tempo esisteva o il lavoro nero, o il pagamento in natura, o un contratto stagionale a tempo determinato. Precedentemente nel 2005, il governo Berlusconi sulla spinta di settori padronali aveva esteso il voucher alle imprese familiari del settore dei servizi, estensioni dettate da settori, come nel caso del centrosinistra, vicini all’esecutivo. Ma il ricorso stabile e la vera e propria liberalizzazione è arrivata con la legge Fornero del 2012, la n. 92, presidente del Consiglio Mario Monti, che ha esteso il voucher a tutti i settori produttivi.

A sostegno di questa liberalizzazione troviamo tutto il Pd, nessuno escluso, il Governo Letta, con la legge 99 del 2013, eliminò a sua volta ogni riferimento alla natura solo occasionale delle prestazioni di lavoro accessorio, dando il via libera alla sua definitiva liberalizzazione ed estensione, con il successivo esecutivo Renzi, attraverso il famigerato Jobs act che ha portato da 5 mila a 7 mila il limite massimo annuo di compenso alla lavoratrice o lavoratore, confermando il tetto dei 2 mila euro per ciascun committente.

Il Jobs act  ricordiamo che ha vietato il voucher all’interno degli appalti di opere e servizi, ma probabilmente perché i bassi salari di questa forza lavoro e i contratti sfavorevoli applicati sono già sufficienti a contrarre il costo del lavoro. Siamo cosi arrivati al Marzo 2016 quando l’Inps denunciò l’abuso del voucher tanto da sostenere che ormai i buoni stavano sostituendosi ai rapporti di lavoro, anzi avevano appurato che oltre il 10% dei precedenti rapporti di lavoro erano stati sostituiti dal voucher.

Con i buoni la paga media annua è di 700 euro, il resto non potrà che essere al nero, un nero “legalizzato” , non stiamo parlando della industria dove esiste l’interinale ma della dorsale del centro Nord nei settori commercio, turismo, servizi. Questa è la vera storia dei voucher, di Governi che l’hanno sostenuto ampliandone l’applicazione, di sindacati che per anni hanno ignorato il problema scegliendo di contrastare i buoni accettando allo stesso tempo la distruzione del welfare e del potere di acquisto dei salari.

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