06212018Headline:

“Woyzeck”(Germania Ovest 1979), Werner Herzog

Dopo averlo rivisto, nella da poco uscita nuova edizione rimasterizzata in dvd Ripley’s, mi trovo di nuovo qui, a scrivere di uno dei film con cui iniziai ad innamorarmi dell’opera di Werner Herzog, tanti anni fa.

11dicembre 2016 di Enrico Bulleri

“Woyzeck” è un film che significa molto nella tematica generale cinematografica del grande regista monacense, ed è tra quelli che maggiormente rappresenta la melodia e l’espressione del suo tipo di cinema. Gran merito della riuscita risiede -anche in questo film-, dalla collaborazione con uno ipnotico ieratico ed  Klaus Kinski. Un’interpretazione completa e anche molto misurata, che tanto restituisce del pensiero dell’opera di Buckner da cui il film è tratto, e addirittura si avvicina molto alla sua complessità.

“Woyzeck” fu la terza, delle collaborazioni Herzog/Kinski, e venne girato in soli 28 giorni, iniziando le riprese soltanto una settimana dopo che quelle di “Nosferatu- Il Principe della Notte”(1979), si erano concluse. L’interpretazione di Kinski è dunque al medesimo livello di quella eccezionale che ci ha offerto nel più famoso predecessore, e al pari di “Nosferatu”, con una misura e una sobrietà mai viste in precedenza. Si tratta di una delle infinite capacità mimetiche e interpretative che Kinski possedeva, meno nota di altre, per cui egli era anche capace di interpretazioni niente affatto “sopra le righe”, come invece gli è un po’ ovunque riconosciuto, quasi a creare il suo personaggio. Kinski compie in “Woyzeck” un grande lavoro interpretativo, nel portare sugli schermi la follia e l’esaurimento con un’intensità trascendentale che inizia dal suo sguardo, per poi essere resa con una perfetta recitazione di tutto il corpo, come raramente vista sullo schermo, prima e dopo. 

E’ un trattato sulla follia, disseziona come poche altre opere letterarie i modi con i quali la società elimina un uomo, attraverso la descrizione del suo passato e di come viene guidato fino al suo punto di rottura. Herzog non fornisce tutte le risposte alle domande che “Woyzeck” solleva dinnanzi allo spettatore, ma non ho mai sentito costretto a seguire una delle domande attraverso di trovare una risposta. Sollevandone talmente tante che alla fine, unico cruccio che li si possa imputare, esso non può fornirne che una minima parte.

Ci sarebbero altri problemi minori, tutti spazzati via dallo splendido e indimenticabile finale al rallentatore. In diversi momenti “Woyzeck” possiede persino una sua assurda qualità comica, e che ho molto apprezzato. Mi piacciono le problematiche esistenziali che vengono sollevate, lo sguardo di follia su una società che tratta un uomo in questo modo. In “Woyzeck” si trova molto su questa tematica. Molto interessante come Herzog ha trasposto il racconto e per come ha messo in scena la sua conclusione, con grande poetica drammaticità.

Come per tutto il cinema di Herzog, “Woyzeck” lo si ama prima di tutto con la testa. “Woyzeck”, possiede in questo gli alti che sono di “Aguirre, Furore di Dio”(1972), “La Ballata di Stroszek”(1977) o “Fitzcarraldo”(1982) e il medesimo impatto in profondità.

L’intero film dura meno di 80 minuti, ed è stato girato con solo 27 tagli di montaggio. Klaus Kinski iniziò le riprese dopo solo una settimana al termine della lavorazione di “Nosferatu – Il principe della notte” (1979), sempre diretto da Werner Herzog . Kinski ha sfruttato la stanchezza per il suo personaggio, in questo film. Le riprese di questo film furono effettuate in soli 18 giorni. 
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