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La crisi del pianeta

La crisi ambientale del pianeta è uno dei problemi più ricorrenti di questi ultimi tempi.

10 Febbraio 2020, di Marco de Palma, 2c afm Ite Pacinotti Pisa

Sempre più frequentemente si sente parlare di surriscaldamento globale, incendi e desertificazione. Ma cos’è veramente questa crisi e da cosa è causata?

La crisi del pianeta è l’eccessiva pressione dell’uomo sull’ambiente alla quale si possono ricondurre delle cause generali e delle cause specifiche. Le cause generali sono l’ incremento della popolazione mondiale la quale, secondo delle stime, nel 2050 potrebbe raggiungere i 9 miliardi di persone.

L’incremento della popolazione ha avuto inizio dopo la rivoluzione industriale quando i paesi che stavano sviluppando la loro economia si sono trovati nella prima fase della transizione demografica grazie alla riduzione della mortalità dovuta a miglioramenti nelle condizioni di vita.

La seconda causa sono l’incremento dei consumi individuali, in questa fase soprattutto nel Sud del mondo dove risiedono 6,5 miliardi di persone, e la terza il nostro tipo di modello di sviluppo economico che tende a una crescita economica infinita (modello economico sviluppista). Questo obbiettivo tutt’ora non è realizzabile poiché non abbiamo risorse infinite. Questo modello economico venne teorizzato oltre un secolo fa quando la Terra era vista come una prateria da sfruttare senza tener conto dei limiti fisici e biologici del pianeta.

Per misurare la crisi del pianeta vengono usati 2 strumenti: l’impronta ecologica e l’overshoot day.

L’impronta ecologica è un indicatore che rapporta il consumo delle risorse naturali con la velocità della Terra di rigenerarle. Questo dato, espresso in ettari, indica quanta superficie terrestre serve a un uomo per soddisfare i propri bisogni e smaltire i rifiuti. L’impronta ecologica media mondiale effettiva è di 2,7 ettari mentre quella sostenibile è di 1,8 ettari (in Toscana è di 4,2 ettari mentre quella sostenibile dovrebbe essere di 2,3 ettari).

L’overshoot day invece è il giorno in cui terminano le risorse naturali generate dal pianeta per l’anno in corso. Se consumassimo le risorse che la natura ci mette a disposizione, l’overshoot day dovrebbe cadere il 31 dicembre ma nel 2019, a livello mondiale, era il 29 luglio mentre in Italia il 10 maggio. Questo vuol dire che dal 29 luglio in poi abbiamo intaccato il patrimonio di risorse riservato agli anni successivi.

Tornando alle cause della crisi del pianeta, parliamo di quelle specifiche ovvero il consumo di risorse rinnovabili a una velocità maggiore rispetto a quella della Terra di rigenerarle, la dipendenza energetica da combustibili fossili, gli allevamenti intensivi (i quali sono tra i principali produttori di gas serra come il metano), l’agrobusiness (il sistema agroindustriale), l’eccessivo consumo d’acqua, la grande produzione di rifiuti e la crescente emissione di sostanze inquinanti.

La situazione della Terra è molto grave e ci stiamo avvicinando a un punto di non ritorno, è per questo che dobbiamo agire subito e salvare quello che ci è rimasto.

Gli aspetti della crisi sono devastanti ma i più evidenti ultimamente sono gli incendi che hanno distrutto la foresta amazzonica nell’agosto 2019 e quelli che stanno mettendo a dura prova l’Australia in questo periodo uccidendo 480 milioni di animali, 29 persone e che hanno ridotto in fumo 6,3 miliardi di ettari di terreno.

Gli aspetti della crisi sono la riduzione della biodiversità, la dispersione di plastica nell’ambiente, le disparità nella disponibilità di acqua (quasi 2 miliardi di persone vivono in paesi soggetti a stress idrico), l’eccessivo inquinamento di suolo acqua e aria, la deforestazione (altro aspetto molto preoccupante poiché intere foreste vengono abbattute per fare posto a monocolture con finalità commerciali, pascoli o per la realizzazione di aree urbane e di strade), e l’erosione e il consumo di suolo.

Per superare questa crisi ambientale possono essere adottate diverse strategie come passare dal nostro sistema economico tradizionale a uno sostenibile i cui obbiettivi sono lo sviluppo economico, la salvaguardia dell’ambiente e l’equità sociale. Ma questo modello economico presenta dei problemi ovvero che non ha un percorso ben definito e continua a perseguire la crescita economica infinita ritenuta da alcuni una delle principali cause della crisi del pianeta, visto che le risorse a disposizione sono limitate e in via di esaurimento.

Sono stati ideati altri modelli economici come la green economy che però punta solo a sostituire i prodotti dell’agricoltura convenzionale con i prodotti biologici e passare alle energie pulite gestite dai grandi gruppi industriali senza cambiare la struttura del sistema economico attualmente dominante.

Secondo me per trovare una soluzione bisognerebbe che tutti i paesi si accorgessero di quanto sia grave lo stato della Terra e si impegnassero ad agire insieme collaborando. Nel nostro piccolo, a livello individuale, dovremmo impegnarci a fare azioni che possano aiutare il pianeta come la raccolta differenziata, usare meno imballaggi di plastica monouso e usare materiali come il legno, la carta, e le fibre vegetali. In più dovrebbe essere fatta un’opera di sensibilizzazione nelle scuole e nei luoghi di lavoro.

In questo modo forse riusciremo a salvare il nostro pianeta e l’intera umanità.

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