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“Appena apro gli occhi – Canto per la libertà” domenica pomeriggio al Grattacielo

Domenica 5 marzo ore 17,30 al Centro Artistico “Il Grattacielo”, Via del Platano 6 Livorno, per la rassegna “Cinema Donna”, in collaborazione con l’Associazione Evelina De Magistris

 Appena apro gli occhi – Canto per la libertà,  di Leyla Bouzid
con Baya Medhaffer, Ghalia Benali, Montassar Ayari, Lassaad Jamoussi, Aymen Omrani. Drammatico, 102 min. – Francia, Tunisia, Belgio, Emirati Arabi Uniti 2015

4marzo 2017 di Donatella Nesti

Alla 72°  Mostra del Cinema di Venezia ha ricevuto molti applausi ed il Premio del Pubblico il  film della regista tunisina  Leyla Bouzid  selezionato nella rassegna “Giornate degli autori” che ogni anno nella sala Perla offre una rassegna di giovani autori provenienti da tutto il mondo..

“Spero che essere stata parte del Festival di Venezia darà al film maggiore visibilità,” aveva  dichiarato la regista ”e fornisca alle persone l’opportunità di scoprire una Tunisia che non conoscono, permetta loro di cogliere  meglio cosa è successo e perché è successo.”

Nella Tunisi del 2010, pochi mesi prima dello scoppio della Primavera Araba, in cui migliaia di manifestanti scesero in piazza per reclamare la libertà contro i regimi autoritari, è ambientato Appena apro gli occhi – Canto per la  libertà di Leyla Bouzid. La diciottenne Farah (Baya Medhaffer) si è appena diplomata e la sua famiglia  vorrebbe iscriverla alla facoltà di Medicina. Lei non la pensa allo stesso modo. Canta in un gruppo politico rock. Vuole essere una cittadina attiva e impegnata in difesa delle libertà civili, ma vuole anche divertirsi, scoprire l’amore e vivere la città di notte. Si scontra con la madre(Ghalia Benali ) che ben conosce i pericoli del regime che si infiltra nella protesta giovanile e colpisce a sorpresa.  Ma come tanti giovani anche Farah vuole scegliere il  proprio  futuro pagandone le conseguenze. Il film si svolge quando Ben Ali era presidente, ma è stato scritto e girato molto tempo dopo che  aveva lasciato il Paese.  “Quando la rivoluzione è avvenuta, il desiderio di rappresentarla al cinema era molto forte.”afferma la regista “ Molti documentari sono stati girati poi, tutti pieni di speranza, tutti concentrati sul futuro. Anch’io volevo filmarla. Non la rivoluzione, ma quello che tutti  avevano vissuto e cui sono stati sottoposti: la vita soffocante di tutti i giorni, la potenza totale della  polizia, la sorveglianza, la paura e la paranoia del  popolo tunisino nel corso degli ultimi 23 anni.  La rivoluzione (o rivolta, i punti di vista sono  divergenti) ha sorpreso il mondo intero, ma non è venuta dal nulla. Non abbiamo potuto solo, tutto ad un  tratto, spazzare via decenni di dittatura e virare verso il futuro senza esaminare il passato. Per me era ovvio che abbiamo dovuto rivedere rapidamente il passato, mentre la marea di libertà ha continuato a scorrere. Come la maggior parte dei tunisini, la mia euforia era  forte in un primo momento, seguita da fasi successive  di incanto e disincanto. Per il film, non volevo che la  gamma di emozioni legate ad eventi in corso mi influenzasse. La mia unica linea guida era cercare di seguire   costantemente il percorso emozionale dei personaggi durante questo periodo storico.“ La scelta del personaggio della madre, che ha un ruolo decisivo per comprendere le trasformazioni tra passato e presente, è stato affidato a Ghalia Benali, una famosa cantante di origine tunisina mentre per la parte di Farah, la regista aveva bisogno di una giovane ragazza di 18 anni, molto libera, pronta e in grado di incarnare il ruolo che ha richiesto di saper cantare e suonare. Molto  importante la musica che ci accompagna durante tutto il film e ben scelta la band Alif Ensemble Khyam.

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