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Camp Darby, no al potenziamento. Diritti in Comune: “riconvertire la base a fini civili”  

Il progetto di ampliamento della base di Camp Darby, taciuto dalla precedente amministrazione comunale, è sul punto di essere avviato. 

19settembre 2018 da Diritti in Comune (Una città in comune, Rifondazione Comunista, Possibile), Pisa

Per tranquillizzare l’opinione pubblica e indurla a considerare normale il passaggio di armi anche ad alto potenziale a pochi passi dalle città, abbiamo assistito in queste ultime settimane ad un’intensa attività diplomatica e comunicativa (ma sarebbe più giusto chiamarla propagandistica) da parte delle forze armate statunitensi.

Prima incontri con i sindaci dell’area pisana e livornese, tra cui anche il neo-sindaco Conti, per esaltare le ricadute economiche che la base avrebbe sui territori interessati. Poi una serie di informazioni pilotate sul progetto, in cui si enfatizzano tutti i vantaggi dell’ampliamento, mentre se ne minimizza l’impatto ambientale e se ne tace del tutto il significato politico.

Per quanto riguarda gli incontri dei militari USA col sindaco di Pisa, la lista ‘Diritti in Comune’ denuncia la continuità tra la nuova amministrazione a guida Lega e la precedente a guida PD.

  • Nessuna differenza nell’atteggiamento subalterno, da colonia più che da alleato, rispetto agli interessi militari di un paese straniero.
  • Nessuna richiesta di ridiscussione o ritiro del progetto. Nessuna indisponibilità a concedere l’uso dei propri terreni.
  • Nessun sollecito alla restituzione annunciata di parte delle aree della base, né tanto meno nessuna intenzione di far valere la richiesta, approvata dal Consiglio comunale già nel lontano 2007, di riconvertire tutta l’area ad usi civili. Peraltro, senza nessuna comunicazione ufficiale e dettagliata di quanto discusso durante l’incontro. 

Respingiamo l’idea che eventuali profitti legati ad un’economia di guerra possano legittimare la militarizzazione dei nostri territori, specialmente se la logica sottesa alla presenza militare non è di difesa, ma di sostegno all’industria bellica e di egemonia statunitense nell’area medio-orientale. Suona poi particolarmente ipocrita il tentativo di presentare l’ampliamento di Camp Darby come motivato dalla tutela della salute e della sicurezza pubblica. Le infrastrutture previste – dal troncone ferroviario dalla stazione di Tombolo alla base, al terminal di carico e scarico, passando per il ponte girevole sul Canale dei Navicelli – serviranno unicamente a velocizzare gli spostamenti di armi da e per Camp Darby che, lo ricordiamo, è la più grande base militare americana di tutta l’area euro-mediterranea e viene attualmente rifornita via mare da mercantili civili affittati dall’esercito USA, con destinazione finale nei porti di Jeddah (Arabia Saudita) e Shaiba (Kuwait). Con questa nuova logistica, si potranno far arrivare e partire fino a due convogli di armi al giorno. Il fatto che il materiale bellico non viaggi più su ruota, utilizzando l’Aurelia, ma su rotaia, appena qualche chilometro più in là, non è affatto risolutivo dei problemi di salute e sicurezza della cittadinanza, visto il possibile elevato potenziale esplosivo delle armi trasportate. L’unica misura capace di renderci davvero sicuri è la chiusura della base, non certo il suo potenziamento, con il connesso aumento degli spostamenti di armi in prossimità di scenari di guerra aperta, come quella in corso nello Yemen, in totale contrasto con quanto disposto dalle nostre leggi e dalla nostra stessa Costituzione.

Per queste ragioni, chiederemo al sindaco di rendere conto ai consiglieri comunali di quanto discusso con i vertici militari USA e ci faremo promotori di una discussione approfondita e aperta in Consiglio comunale su questa delicatissima questione, fin qui trattata con grande superficialità e mancanza di trasparenza. Dato l’avvio imminente dei lavori di ampliamento, in continuità con la grande manifestazione  che lo scorso 2 giugno ha chiesto lo stop al progetto e la riconversione a usi civili della base, facciamo appello a tutte le forze sociali, sindacali e politiche contro la guerra e la militarizzazione del territorio, affinché si costruisca una grande mobilitazione popolare per fermare la realizzazione di questa nuova ferrovia di morte e distruzione e ribadire che l’Italia ripudia la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali.

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