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È morto a 59 anni Kim Ki-duk, uno dei registi più importanti del cinema contemporaneo

11 Dicembre 2020, di Donatella Nesti

(Photo by Elisabetta A. Villa/WireImage)

Nella calda estate del  2003 Kim Ki–Duk portò  a Locarno  in concorso “Bom yeoreum gaeul gyeoul geurigo bom (Primavera, estate, autunno, inverno… e ancora primavera)”. Un apologo mistico e scabro sulla ciclicità delle stagioni, un film sorprendente che conquistò gli spettatori. Le sue  opere sono state amate  da pubblico e critica, da Ferro 3 a Seom – L’isola,  Kim Ki-duk si è spento in Lettonia in seguito a complicazioni legate al Covid-19, lo ha annunciato il sito lettone Delfi.lt. Il regista era arrivato in Lettonia il 20 novembre scorso, da alcuni giorni il suo entourage aveva del tutto perso i contatti.

Il regista coreano, amato da i giovani e da i cinefili, capace di sorprendere ogni volta senza ripetersi dopo il Leone d’argento del 2004 con “Ferro 3” ed i numerosi premi conquistati con ”Primavera, estate, autunno inverno…” vinse  la 69° Mostra del Cinema di Venezia con il duro e shockante “Pietà” un atto d’accusa contro il mondo  che riduce i poveri a mutilare i propri corpi pur di sopravvivere  ”una rivolta contro  la società capitalista, in cui il denaro mette alla prova le persone” dichiarò il regista  “e in cui la gente è ossessionata dalla fantasia che i soldi possano risolvere tutto: finché le persone di quest’epoca non muoiono, il denaro continuerà a porci tristi domande”. Abituato a non risparmiare niente al pubblico, (ricordo gli svenimenti in sala alla proiezione de “L’isola”), Kim ki duk apre il suo film vincitore con un gancio di ferro che pende da una parete ed una sedia a rotelle vuota e prosegue con le atrocità dello strozzino-esattore Kang-do (Lee Jung-jin) dipendente di un boss locale che  trascorre la giornata a mutilare, menomare o fratturare le ossa alle persone che non riescono a restituire  i prestiti. Verso di loro, almeno all’inizio, nessuna compassione: il lavoro viene eseguito con freddezza e competenza,  le vittime lasciate mutilate ma vive per riscuotere l’assicurazione di invalidità con cui ripagheranno i loro aguzzini. Ma le cose cambiano quando nella sua vita appare all’improvviso una donna misteriosa che si chiama Mi-sun (Cho Min-soo, moglie del regista) che afferma di essere sua madre. Lui, abbandonato da piccolo,la rifiuta, la mette alla prova in tutti i modi, arriva perfino a stuprarla in modo raccapricciante ma alla fine, desideroso di un amore che non ha mai avuto, la accoglie nella propria vita, ma la vendetta è in agguato  e si va verso un epilogo da tragedia greca senza nessuna pietà. “Sono stato in Vaticano due volte e ho visto il capolavoro della Pietà di Michelangelo”, spiegò Kim Ki-duk. “Col titolo del mio film mi riferisco all’abbraccio della Vergine Maria che stringe il figlio sulla croce. L’immagine che da allora mi sono portato dentro è quella di un abbraccio all’intera umanità, alle sofferenze, una comprensione e compassione del dolore” Anche la giuria dei giovani premiò il regista coreano con il Leoncino d’oro e, nonostante la sua carica di violenza, il film coreano è stato giudicato da molti il più morale e addirittura il più ’cristiano’.

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