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Il lavoro che uccide. Operaio 39enne è morto cadendo da ponteggio interno al cantiere navale Seven Stars di Pisa

14febbraio 2018 redazione Pisa

Un operaio di 39 anni, Alessandro Colombini, 39 anni, di Cascina, ha perso la vita dopo la caduta da un ponteggio, da una altezza di 14 metri, Era un saldatore, regolarmente assunto a tempo indeterminato da una ditta di Cascina in appalto per la Seven Stars, sulla via Aurelia sud, lungo il canale dei navicelli. Il fatto risale alle ore 2:30 della scorsa notte, all’interno del cantiere Attualmente il ponteggio è sotto sequestro per consentire le indagini e accertare le cause e eventuali responsabilità.

Il cordoglio della Regione

Il presidente della giunta e tutta la Regione Toscana si stringono intorno alla famiglia di Alessandro Colombini.

Nell’esprimere le condoglianze alla famiglia il presidente della Regione sottolinea che purtroppo la lista degli infortuni mortali si allunghi ancora una volta e ribadisce che è inaccettabile morire di lavoro, sul lavoro. L’impegno per la sicurezza e la diffusione di una cultura della sicurezza sui luoghi di lavoro, ha aggiunto, deve essere intensificato. E questo è un compito che spetta sia alle istituzioni sia a tutti gli altri soggetti del mondo produttivo. Il presidente ha ricordato che la Regione ha messo in campo risorse ingenti e anche uomini e mezzi per arrestare la piaga delle morti sul lavoro. Ma questo non basta. La mortalità ha raggiunto una nuova soglia di cronicità. Occorre un nuovo patto tra capitale e lavoro per mettere al centro la vita e la sicurezza delle persone. La crisi ha intensificato lo sfruttamento del lavoro e ha spinto alla deregolazione delle tutele. Conquiste che sembravano acquisite per sempre non lo sono più. La distanza tra i principi della Costituzione e le condizioni materiali del lavoro è sempre più grande. Questo ci riempie di dolore e sofferenza.

Serve però trasformare questa emergenza, come in altre circostanze è avvenuto, in un nuovo punto di partenza per una nuova stagione dei diritti dei lavoratori.

Da Maurizio Rovini, Walter Lorenzi, Giovanni Ceraolo,  candidati di Potere al Popolo della Valdera, Pisa e Livorno

Un altro morto sul lavoro. Uno di noi. Vittima dei tagli ai controlli, dell’allargamento delle maglie delle responsabilità, della tacita minaccia che se uno alza la testa per protestare per la sicurezza rischia il posto di lavoro.

In un cantiere nel quale pochi mesi fa un altro operaio viareggino perse la vita. Chi pagherà per questo, due morti in pochi mesi non vi sembrano troppi? Morto durante un turno di notte, caduto alle due di notte da una impalcatura di 10 metri. La ricerca forsennata al profitto minaccia ogni giorno la salute e la sicurezza dei lavoratori, costretti ad accettare turni inaccettabili, costretti a lavorare anche malati per non perdere troppo salario, costretti a rinunciare a volte alla dignità. Una guerra silenziosa che fa 1300 morti l’anno e 600.000 infortuni. Più di tutti i morti per il terrorismo islamico o dei reati degli immigrati.

C’é un problema di sicurezza in Italia e non è l’immigrazione: è uscire di casa per andare a lavoro e non tornare più.

I candidati di Potere al popolo esprimendo tutto la nostra solidarietà e partecipazione alla famiglia del giovane operaio, considera questa come l’ennesima sconfitta delle chiacchiere che si fanno sulla sicurezza e sulla salute sui luoghi di lavoro. Più controlli sì, ma d’ora in poi anche più autotutela da parte dei lavoratori, perché la vita è più importante e non si può cedere  al ricatto occupazionale.

 

Da Sindacato Generale di Pisa

Non esiste fatalità quando si muore sul lavoro

Stanotte in un cantiere navale di Pisa un operaio di 39 anni, Alessandro Colombini, è morto cadendo da un’impalcatura. In una situazione come questa SGB Pisa si stringe attorno alla famiglia, agli amici e ai colleghi di Alessandro, ennesima vittima di una strage che non accenna a fermarsi, anzi le morti, gli infortuni e le malattie contratte sul lavoro sono in aumento. 

E’ inaccettabile che nel 2018 si continui a morire di lavoro, si contraggano malattie spesso mortali. Le cadute da impalcature continuano a essere una tra le principali cause di morte e invalidità per i lavoratori. Questa situazione deve cambiare e la strage deve finire! Le norme di sicurezza devono essere rispettate, anche quando lavorare in sicurezza comporta un abbassamento dei ritmi di lavoro. La salute dei lavoratori è un principio non derogabile, basta con gli appalti al ribasso che determinano anche la disattenzione verso le normative di sicurezza e le procedure conseguenti! Non vogliamo più piangere colleghi la cui vita poteva essere salvata. In un momento così tragico speriamo solo che sia fatta luce sull’accaduto e siano accertate le eventuali responsabilità.

Le nostre sincere condoglianza alla famiglia di Alessandro. 

 

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