10192017Headline:

Il Manifesto perde una grande firma. Interrotta la ventennale collaborazione con Geraldina Colotti

“A tutte e a tutti. Sono in Venezuela, dove le destre si preparano all’ora zero” per impedire l’Assemblea costituente che porterebbe il paese verso qualcosa di simile allo Stato dei soviet. Metto qui gli articoli che non vedrete più su manifesto e che si possono diffondere e condividere.” 

“Maduro nel mirino della Cia”

26luglio 2017 da: Gruppo Insegnanti di Geografia Autorganizzati, Ass.ne Pisorno, Ass.ne Italia-Nicatagua, Ass.ne Italia-Cuba e Libera Università “A.Bicchierini”

Con queste parole pubblicate nella notte sulla sua pagina Facebook, Geraldina Colotti, giornalista, scrittrice e responsabile dell’edizione italiana de Le Monde Diplomatique, comunica con grande rammarico la fine della sua collaborazione con il quotidiano Il Manifesto. “Purtroppo hanno deciso di censurarmi”, scrive la giornalista rispondendo ad uno dei tantissimi messaggi di solidarietà giunti nell’arco di poche ore. Una decisione, quella presa nei confronti di Geraldina, da vent’anni collaboratrice del giornale, maturata negli ultimi tempi a seguito di divergenze createsi nei riguardi della delicata situazione in Venezuela, che la giornalista racconta, come lei stessa afferma, “documentandosi”. Unica voce fuori dal coro mediatico main stream nazionale che fino ad oggi ha contribuito a contrastare la massiccia opera di disinformazione messa in atto anche da parte del servizio pubblico radiotelevisivo – come già denunciato anche dal GIGA sulle pagine di pisorno.it -. 

A Geraldina, donna forte e indipendente, che da sempre si è presa la responsabilità delle proprie scelte, giornalista rigorosa e illuminante, “voce chiara dell’America Latina”, compagna di lotta ed amica, va la più completa solidarietà del GIGA (Gruppo Insegnanti di Geografia Autorganizzati) e dell’Associazione Italia-Nicaragua di Livorno, che auspicano anche un ripensamento da parte della dirigenza del “quotidiano comunista”.

Di seguito il testo dell’articolo pubblicato stanotte da Geraldina Colotti, Caracas

“Incontriamoci per evitare la catastrofe”

Dalla cerimonia per la nascita di Simon Bolivar che ha aperto la settimana storico-culturale per i 450 anni di Caracas, il presidente Nicolas Maduro rivolge un appello solenne all’opposizione. Sul palco, i vertici del governo e delle Forze Armate. Gesti, discorsi e messaggi vertono sull’indipendenza e sulla determinazione a difenderla in un momento particolarmente delicato per la Repubblica bolivariana.

“Non siamo più ai tempi del colonialismo”, dice ancora Maduro denunciando che “la Cia prepara un golpe in Venezuela con la complicità del Messico e della Colombia” e chiedendo ai due governi latinoamericani di esprimersi in merito.

La denuncia si basa sulle dichiarazioni di Mike Pompeo, direttore della Cia, e sugli avvertimenti di Washington in merito a quel che potrebbe accadere durante “72 ore” a Caracas.

“Sono stato a Bogotà ed in Messico due settimane fa – ha dichiarato Pompeo durante un forum sulla sicurezza ad Aspen il 20 luglio scorso – e ho evocato il tema di una transizione politica in Venezuela, cercando di aiutarli a capire cosa potrebbero fare per ottenere risultati migliori in questo angolo del mondo”

Poi è arrivata la smentita da Messico e Colombia, ma le parole di Pompeo non vengono prese sottogamba, né in Venezuela né fuori. L’opposizione ha rifiutato in blocco la proposta dell’Assemblea nazionale costituente (Anc) definendola “una prostituente” e ha indetto 48 ore di sciopero generale, minacciando di impedire con la forza ai cittadini di andare a votare. Il Consejo Nacional Electoral (Cne) ha disposto misure di sicurezza per garantire ai cittadini che vivono nei quartieri di opposizione dove più forti sono le violenze (19 chavisti sono stati bruciati vivi dagli oltranzisti) di votare in altri seggi. Per le destre – appoggiate da Trump, dalla “comunità internazionale” e dalle gerarchie ecclesiastiche che temono l’instaurazione “del socialismo cubano” – la via è un’altra: quella di un governo parallelo da avviare a tappe forzate, ad uso e consumo dello scenario internazionale. Per questo, hanno già nominato altri giudici del Tribunal Supremo de Justicia (Tsj), l’istanza deputata all’equilibrio dei 5 poteri di cui si compone la repubblica presidenziale. Il criterio è quello del colore unico, che contraddice apertamente il percorso di nomina “dal basso” vigente in Venezuela. Uno dei magistrati è già stato arrestato, gli altri hanno annunciato che opereranno dalla clandestinità. La Mud (Mesa de la Unidad Demoratica) ha presentato una sorta di programma del “governo di transizione” che ha già suscitato zuffe all’interno della litigiosa coalizione, e ha annunciato che a breve si svolgeranno le primarie per definire il nome del “presidente”.

Il governo ha denunciato all’Onu le minacce di Trump e di Federica Mogherini per la Ue di imporre nuove pesanti sanzioni se Maduro non recede dall’Anc. Oggi e domani, anche il Parlamento italiano, su richiesta del Pd, prende nuovamente posizione a favore del “governo parallelo”. In videoconferenza, i rappresentanti del Parlamento, a maggioranza di opposizione dopo le elezioni del dicembre 2015. Il Pd sostiene “con forza la proposta di mediazione avanzata dal Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni insieme al premier spagnolo Mariano Rajoy, con le condizioni che tutti gli organismi internazionali considerano irrinunciabili: liberazione immediata dei detenuti politici, apertura di un canale per gli aiuti umanitari, rispetto delle prerogative costituzionali del Parlamento e convocazione di libere elezioni a suffragio universale».

Un calendario elettorale è già stato fissato, anche il leader delle destre, Leopoldo Lopez (Voluntad Popular) ha lasciato il carcere per gli arresti domiciliari. Le destre e i loro sostenitori, però, hanno fretta di liberarsi della costituzione bolivariana per tornare alla via neoliberista.

Dopo un periodo di impegno in altre aree più turbolenti del pianeta, gli Usa di Trump e dei suoi petrolieri hanno deciso di rimettere la mano sul “cortile di casa”. Il primo obiettivo sono le straordinarie risorse del Venezuela, dal petrolio, all’oro, ma c’è anche un motivo più contingente per Trump: quello di distogliere l’attenzione dai suoi numerosi grattacapi interni, ricompattando “l’unità nazionale” contro “il pericolo rosso”. 

“Non c’è un’alternativa al dialogo e alla ricerca del consenso. Qualunque alternativa porta a un conflitto grave, molto grave”, ha dichiarato l’ex presidente spagnolo Zapatero, capo dei mediatori tra governo e opposizione. “Non posso essere più esplicito – ha aggiunto Zapatero – ma il dialogo tra le parti è esistito, esiste ed esisterà nonostante tutto quel che sta accadendo”, e il calendario elettorale fissato verrà rispettato. 

Il 30 luglio  si voterà per l’Assemblea nazionale costituente, proposta da Maduro per rilanciare la pace con giustizia sociale a tre mesi dall’attacco dei gruppi oltranzisti, che hanno provocato già 100 morti e danni per miliardi alle strutture e al territorio. Domani si chiude una campagna elettorale che ha rimesso in moto le energie più feconde della società venezuelana. Candidati e candidate proposte dalla base e non dai partiti hanno presentato le loro proposte per spingere in avanti la democrazia partecipata, colmandone i ritardi, i burocratismi, i passi falsi, e capitalizzandone gli aspetti duraturi. Le proposte riguardano l’economia, l’organizzazione sociale, la giustizia e i diritti sociali – come il matrimonio gay o l’aborto – che non è stato possibile includere nella pur avanzata costituzione del 1999 per la forte opposizione della chiesa cattolica.

Lo slogan, che anima motivetti in tutte le salse è questo: “La costituyente sì va”.

Per quanti interessati, proponiamo la lettura di alcuni articoli di Geraldina Colotti, ai seguenti link: 
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  • Giacomo Di Lillo

    Geraldina Colotti è una giornalista che si è particolarmente distinta nell’intransigente difesa, dalle colonne del “Manifesto”, delle scelte attuate dal presidente Maduro in Venezuela. Si tratta di politiche che, a parer mio, hanno determinato una rilevante svolta autoritaria del suo regime, che ha tentato di delegittimare un parlamento liberamente eletto, poiché esso è composto per 2/3 da oppositori. Maduro ha inoltre scatenato una pesante ed indiscriminata repressione delle proteste, definite di marca fascista, che ha provocato in tre mesi la morte di più di cento persone, per la maggior parte appartenenti all’opposizione. E’ vero che all’interno di quest’ultima sono attivi anche gruppi criminali al servizio dell’estrema destra, ma l’opposizione è molto variegata e non può essere tutta bollata come fascista ed al soldo di Trump.
    Perlomeno negli articoli della Colotti che ho letto, non mi sembra che sia stato evidenziato il fatto che il governo Maduro abbia dimostrato un’evidente incapacità di combattere la speculazione e la corruzione e che alcune sue scelte economiche abbiano causato un’impennata dell’inflazione.
    Non mi pare, inoltre, che gli scritti della sopracitata giornalista abbiano svelato che un regime che si dichiara nemico giurato dei “pescecani” della finanza internazionale e che deve confrontarsi con una devastante crisi economica abbia dichiarato di voler ripagare interamente il suo crescente debito estero, venendo così incontro anche alle richieste della banca d’affari statunitense Goldman Sachs.
    Ritengo anche che la Colotti avrebbe dovuto informare i suoi lettori del fatto che oggi i sostenitori più convinti, ma certamente non disinteressati, del regime di Maduro, sembrano essere gli alti burocrati presenti negli apparati statali e le gerarchie militari.
    Al termine di questo mio commento, ci tengo a precisare che appartengo al Gruppo degli Insegnanti di Geografia Autorganizzati, alle cui iniziative ho spesso fornito un contributo. Purtroppo, non sono stato minimamente informato della volontà del Giga di prendere posizione sulla recente vicenda dell’interruzione della collaborazione di Geraldina Colotti col “Manifesto”. Per i motivi che ho esposto nelle righe precedenti, mi trovo ovviamente in disaccordo con questa presa di posizione del Giga, in favore della Colotti.

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  • Contro i dittatori

    io ho combattuto questa specie di giornalista da molti anni direttamente sul suo giornale, che un tempo e’ stato anche il mio… vivendo direttamente quello che succede in cubazuela, leggevo con difficolta’ le idiozie e i suggerimenti che le proponevano dal regime, tant’e’ che in molte occasioni mi rivolgevo a lei come a un megafono della dittatura

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