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La Pisa solidale si stringe intorno al Popolo Palestinese

Venerdì 15 a Pisa in piazza XX Settembre, si è tenuto il presidio di sostegno alla causa palestinese promosso dal Coordinamento cittadino di solidarietà con il popolo palestinese.

15dicembre 2017 di Andrea Vento, Gruppo Insegnanti di Geografia Autorganizzati

Una cinquantina di persone radunatesi davanti al Municipio ha effettuato un volantinaggio e alcuni interventi per sensibilizzare la cittadinanza contro le palesi e protratte violazioni del diritto internazionale compiute ai danni del Popolo Palestinese. Ultima delle quali  la decisione dell’amministrazione Trump di procedere allo spostamento dell’ambasciata Usa da Tel Aviv a Gerusalemme, riconoscendola unilateralmente di fatto capitale di Israele. Provvedimento che ha scatenato proteste nel mondo arabo e islamico ma soprattutto la rabbia del popolo palestinese che, umiliato da 50 anni di occupazione militare, si è riversato in massa nelle strade dove sta sfogando la propria frustrazione con marce e manifestazioni pacifiche represse con violenza dall’esercito e dalla polizia israeliana,  che ha causato fino a questo momento 7 morti e centinaia di feriti e di arresti.

La drammatica situazione del Popolo Palestinese, costretto sotto una pesante occupazione militare in porzioni di terra sempre più ristrette a causa dell’inesorabile processo di colonizzazione da parte di Israele, è stata  negli anni completamente abbandonata dagli stessi governi europei e da molti paesi arabi, soprattutto del Golfo Persico,  che oggi prendono le distanze dalla scellerata decisione di Trump che ha inevitabilmente acceso l’intero Medio Oriente e rischia di trascinarlo in un ulteriore conflitto militare. La Questione Palestinese è tornata di nuovo sotto i riflettori internazionali dopo anni di oblio e una presa di coscienza dei governi europei indotta da una possibile nuova Intifada, giusto a 30 anni della prima, potrebbe riaprire il tavolo negoziale per il conseguimento di una pace giusta che riconosca i diritti sin qui negati ai Palestinesi: il ritorno dei profughi del ’48 e del ’67, lo smantellamento delle colonie ebraiche in Cisgiordania e il riconoscimento di Gerusalemme est come capitale dello stato palestinese, come sancito da numerose risoluzioni Onu, mai rispettate da Israele nell’indifferenza dei potenti della Terra.

Questi sono stati alcuni dei temi dibattuti al presidio che ha visto la partecipazione della comunità palestinese locale e di un nutrito gruppo di cittadini pisani solidali con la causa del martoriato popolo mediorientale che dopo 70 anni della Risoluzione Onu 181 che sancì, contro il loro volere la Partizione della Palestina fra Arabi/Palestinesi ed Ebrei, non solo non ha ancora visto la nascita del proprio stato ma è costretto sotto una brutale occupazione militare e relegato per buona parte a sopravvivere in condizioni disperate nei numerosi campi profughi di Gaza e Cisgiordania e dei paesi arabi limitrofi.

I partecipanti, al fine di stigmatizzare la totale non considerazione del significativo presidio di solidarietà da parte del quotidiano main stream il Tirreno, si sono mossi in corteo verso Corso Italia per raggiungere la sede locale del quotidiano dove sono stati lanciati cori di protesta contro tali modalità oscurantiste di svolgere l’attività giornalistica. Infine i partecipanti hanno sciolto il presidio da piazza del Carmine dopo aver a lungo gridato con forza lo slogan “Palestina libera” che è riecheggiato per metà Corso Italia attirando molti passanti che hanno espresso solidarietà verso la causa palestinese e indignazione per la decisione di Trump.

Intervistato da Pisorno.it uno dei promotori, Federico Giusti, si è dichiarato soddisfatto per questa prima iniziativa cittadina e ha rilanciato un programma di attività per riportare al centro del dibattito cittadino l’irrisolta e sempre più scottante Questione Palestinese. Di seguito riportiamo la documentazione relativa alle Risoluzioni Onu in merito alla Questione di Gerusalemme.

  • La lunga serie di violazioni del diritto internazionale da parte di Israele sulla Questione di Gerusalemme

La decisione di Trump di non rinviare la legge approvata dal  Congresso Usa del 1995 relativa allo spostamento della propria ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme, riconoscendola unilateralmente capitale di Israele, ha riportato al centro dell’attenzione mediatica e del dibattito politico internazionale, ahimè incurante per troppo tempo, la questione dello status di Gerusalemme e, in generale, quella del popolo palestinese che, come tutte le controversie di natura geopolitica, è soggetta e regolamentata dal diritto internazionale il quale, come universalmente riconosciuto, si basa sulle Risoluzioni Onu. A tal proposito riportiamo i passaggi più significativi di un documento elaborato e diffuso dall’Onu (“Le statut de Jérusalem”, New York, 1997) che ricostruisce l’excursus storico e politico della questione di Gerusalemme.

Pag. 1: Un regime internazionale speciale per Gerusalemme

“L’Onu, che tende a dare una soluzione permanente al conflitto (arabo-israeliano n.d.r.), adotta nel 1947 un piano di spartizione della Palestina che prevede la divisione della Palestina in uno Stato arabo e uno Stato ebraico e la costituzione della città di Gerusalemme in corpus separatum sotto regime internazionale speciale, amministrata dal consiglio di tutela dell’Onu.” 

Pag. 2: La comunità internazionale considera nulla l’annessione della “Città santa”

“Dopo la guerra del 1967, Israele s’impadronisce di Gerusalemme-est (settore arabo n.d.r.) e dei territori palestinesi e fa sparire la linea di demarcazione fra i settori est e ovest…Israele che ha già annesso Gerusalemme –est, proclama, nel 1980, “Gerusalemme intera e riunificata la capitale d’Israele”… “Tuttavia, la pretesa israeliana su Gerusalemme non è riconosciuta dalla comunità internazionale che condanna l’acquisizione dei territori mediante la guerra e considera come nullo e non avvenuto ogni cambiamento sul terreno”.

Pag. 9: Gli arabi disposti ad accettare il regime internazionale su Gerusalemme

“La commissione di conciliazione (di cui alla risoluzione n. 194 adottata dall’Assemblea generale dell’Onu l’11 dicembre 1948) fa sapere che le delegazioni arabe erano, nell’insieme, pronte a accettare il principio di un regime internazionale per la regione di Gerusalemme a condizione che l’Onu ne garantisse la stabilità e la permanenza. Israele, dal suo lato, riconoscendo che la Commissione è legata alla risoluzione 914 dell’Assemblea generale, dichiara che non può accettare senza riserve che i Luoghi santi siano posti sotto un regime internazionale o sottomessi a un controllo internazionale.”

Pag. 11: Gerusalemme, corpus separatum

“…l’Assemblea generale (dell’Onu ndr) riafferma le disposizioni del piano di ripartizione secondo il quale Gerusalemme sarà un corpus separatum amministrato dalle Nazioni Unite, l’Assemblea invita il Consiglio di tutela a concludere la messa a punto dello Statuto di Gerusalemme…e chiede agli Stati interessati d’impegnarsi formalmente a conformarsi alle disposizioni della risoluzione…(n. 333)”

  • Giordania e Israele contrari all’internazionalizzazione di Gerusalemme

“Il Consiglio di tutela adotta uno Statuto dettagliato per la città di Gerusalemme nel gennaio 1950… Il consiglio fa sapere che la Giordania non è disposta a discutere alcun progetto d’internazionalizzazione. Per parte sua, Israele si oppone all’internazionalizzazione della regione, ma resta disposto a accettare il principio di una responsabilità diretta dell’Onu sui Luoghi santi…” “Israele dichiara che lo Statuto non può essere applicato a causa della creazione dello Stato d’Israele e del fatto che la parte occidentale di Gerusalemme fa parte ormai del suo territorio..”

Pag. 12: Dayan, occupa Gerusalemme

Il generale Moshe Dayan, vincitore della guerra lampo detta dei “sei giorni” dichiara il 7 giugno 1967: “le forze armate israeliane hanno liberato Gerusalemme. Noi abbiamo riunificato questa città divisa, capitale d’Israele. Siamo rivenuti nella Città santa e non ce ne andremo più”

Pag. 13: le autorità d’occupazione sciolgono il consiglio municipale di Gerusalemme est

Secondo un rapporto di M. Thalmann, (rappresentante personale del segretario generale dell’Onu per Gerusalemme) il 29 giugno 1967 un ordine della difesa militare (israeliana ndr) ha sciolto il Consiglio municipale composto di 12 membri che assicura la gestione di Gerusalemme – est sotto l’amministrazione giordana…Il Consiglio municipale di Gerusalemme – ovest, composto da 21 membri tutti israeliani, assorbe il vecchio consiglio, il personale tecnico arabo del municipio di Gerusalemme- est viene incorporato nei servizi corrispondenti della nuova amministrazione.”

Pag. 15: la Knesset proclama Gerusalemme riunificata capitale d’Israele

Il 29 luglio 1980, malgrado l’opposizione della comunità internazionale, la Knesset (parlamento israeliano ndr) adotta la “Legge fondamentale” su Gerusalemme che proclama Gerusalemme, intera e riunificata, capitale d’Israele, sede della presidenza, della Knesset, del governo e della Corte suprema.”

Pag. 20: nuove colonie ebraiche nelle terre dei palestinesi

“Si apprende che la gran parte dei beni palestinesi di Gerusalemme – est e dei dintorni è stata sottratta dalle autorità israeliane (mediante espropri e confische) in cinque tappe:

  • Gennaio 1968, circa 400 ettari nel quartiere Sheikh Jarrah dove vengono impiantate le prime colonie ebraiche per un totale di 20.000 persone;
  • Agosto 1970, circa 1.400 ettari in favore delle colonie di Ramat, Talpiot-est, Gilo e Neve Ya’acov dove vivono attualmente circa 101.000 ebrei;
  • Marzo 1980, circa 440 ettari destinati all’impianto della colonia di Pisgat Ze’ev destinata ad accogliere 50.000 ebrei;
  • Aprile 1991, circa 188 ettari per la realizzazione della colonia di Har Homa per un totale di 9.000 appartamenti;
  • Aprile 1992, circa 200 ettari sono destinati alla creazione della nuova colonia di Ramat Shu’fat per un totale di 2.100 nuovi appartamenti.

Pag. 27: il Consiglio di sicurezza dell’Onu esige il ritiro d’Israele dai territori occupati

“Nella famosa risoluzione n. 242 del 22 novembre 1967, il Consiglio di sicurezza dell’Onu… sottolinea l’inammissibilità dell’acquisizione di territori mediante la guerra e afferma che il rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite esige il ritiro delle forze armate israeliane dai territori occupati e il rispetto della sovranità, dell’integrità e dell’indipendenza politica di ogni Stato della regione.”

Pag. 28: Israele non applica la Convenzione di Ginevra

“Israele non ha riconosciuto l’applicabilità della Convenzione di Ginevra ai territori occupati dopo il 1967 col pretesto che non esiste alcuna sovranità legittima su questi territori dopo la fine del mandato britannico…” “Il Consiglio di sicurezza nel 1979 ribadisce che la quarta Convenzione di Ginevra era applicabile ai territori arabi occupati da Israele dopo il 1967, compresa Gerusalemme…La decisione presa da Israele nel 1980 di promulgare una legge per l’annessione ufficiale di Gerusalemme est e che proclama la città unificata come capitale d’Israele è stata fermamente respinta non solo dal Consiglio di sicurezza e dall’Assemblea generale dell’Onu, ma anche da diverse organizzazioni.

Pag. 30: l’Europa riconosce il diritto dei palestinesi all’autodeterminazione

I Paesi europei hanno avanzato proposte che riconoscono il diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese; essi hanno sottolineato che non accettano “alcuna iniziativa unilaterale che ha lo scopo di mutare lo statuto di Gerusalemme” e che “ ogni accordo sullo statuto della città dovrà garantire il diritto di libero accesso per tutti ai Luoghi santi” (Dichiarazione di Venezia del 13 giugno 1980 dei vertice dei Capi di stato e di governo della Cee)

Pag. 31: l’OLP, dichiara l’indipendenza della Palestina e riconosce lo stato d’Israele

Nel 1988, dopo la decisione della Giordania di rompere i suoi legami giuridici e amministrativi con la Cisgiordania, il Consiglio nazionale palestinese (Parlamento palestinese in esilio) ha adottato la Dichiarazione d’indipendenza e pubblicato un comunicato politico dove dichiara di accettare la risoluzione n.181 dell’Assemblea generale dell’Onu (sulla divisione del territorio ndr) e la risoluzione n. 242 (del 1967) del Consiglio di sicurezza e proclama “la nascita dello Stato di Palestina sulla terra palestinese, con capitale Gerusalemme”

Pag. 33: il consiglio di sicurezza chiede a Israele di smantellare le colonie

“La risoluzione n. 465 del 1 marzo 1980 contiene la dichiarazione più dura che il Consiglio di sicurezza ha adottato sulla questione delle colonie di popolamento. In questa dichiarazione, il Consiglio deplora vivamente il fatto che Israele ha rigettato le sue risoluzioni precedenti e rifiutato di cooperare con la Commissione Onu. Il Consiglio qualifica la politica e le pratiche volte a impiantare nuove colonie di popolamento una “violazione flagrante” della quarta Convenzione di Ginevra e dice che sono “un grave ostacolo” all’instaurazione della pace in Medio Oriente; chiede al governo e al popolo israeliani di revocare le misure prese, di smantellare le colonie esistenti e di cessare subito ogni attività di colonizzazione. Chiede anche a tutti gli Stati di non fornire a Israele alcuna assistenza che sarà utilizzata specificamente per le colonie di popolamento dei territori occupati”.

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