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Lascio PD. A Buti verso la nuova formazione politica, Isa Garosi: “…ma, la scissione vera è stata quella tra il partito e il Paese”

“Ho preso la tessera del Partito Democratico nel 2010 quando Enrico Rossi si candidò per la prima volta come Presidente della Regione Toscana. Presi la tessera perché credevo in lui, nelle sue proposte, nel suo linguaggio, nella sostanza della sua politica”.

“Il Partito Democratico mi ha consentito di vivere una delle esperienze più belle della mia vita: fare l’amministratore nel mio Comune, Buti. Un’esperienza che mi ha formato, e ha disegnato il percorso della mia vita politica e non solo. Negli ultimi anni però la dirigenza nazionale del Partito Democratico ci ha condotto verso una deriva che ci ha allontanato sempre più dagli ideali della sinistra, da cui io stessa provengo”

7marzo 2017 da Isa Garosi, Consigliere del Presidente della Regione Toscana, Buti

In molti abbiamo creduto che fosse possibile lavorare a un’alternativa in grado di arginarla.

Ma chi ha dichiarato di rottamare una classe dirigente, ha di fatto rottamato simboli e ideali. Ci siamo così ritrovati sui territori con una classe dirigente e tanti, troppi militanti assuefatti ad un confronto politico inesistente, concentrati come eravamo a costituire Comitati solo in vista di appuntamenti elettorali e per i quali, ultimamente, e irrimediabilmente, ci siamo divisi, con esiti disastrosi noti a tutti. E cito, tra i numerosi Comuni che abbiamo perso, solo alcuni della Toscana: Livorno, Grosseto, Arezzo, Cascina, eccetera, eccetera, eccetera.

Enrico Rossi, come argine a questa deriva e con un impulso profondamente personale e consapevolmente collettivo, ha fondato l’associazione DemocraticiSocialisti. Per un anno abbiamo viaggiato in lungo e in largo per l’Italia, mettendo a disposizione tutta l’energia, i fine settimana, le sere dopo cena, spesso le notti che abbiamo avuto a disposizione. Abbiamo riscontrato un grande consenso e una forte richiesta affinché le sue idee trovassero spazio nella politica italiana, ma anche europea e internazionale (basta pensare all’esperienza di Sanders in America).

Credo che il lavoro, gli investimenti che generano lavoro, la lotta alle diseguaglianze e i diritti degli ultimi siano da mettere in primo piano nell’agenda politica nazionale. Non sto qui a elencare le cose che non ho condiviso, né quelle fatte bene o perfettibili del governo Renzi, dico solo che abbiamo preferito dare bonus ai giovani, tutti, anche ai figli dei benestanti; abbiamo preferito togliere l’Imu sulla prima casa a tutti, anche agli stessi benestanti; e non abbiamo toccato le pensioni d’oro, per esempio, in favore di quelle minime.

Credo che la redistribuzione della ricchezza, unita a una seria lotta all’evasione, siano i punti da cui partire. E il lavoro, soprattutto: perché all’operaio in cassaintegrazione, o al piccolo artigiano, alla partita Iva non interessa che il Parlamento sia mono o bicamerale, se non ha prima un lavoro.

Abbiamo preso atto che questo percorso non ha un futuro nel Partito Democratico. E lo ha dimostrato l’Assemblea Nazionale del 19 febbraio, durante la quale non è stata presa in considerazione nemmeno un’istanza posta dalla minoranza, neppure dopo la grande dimostrazione di partecipazione del giorno precedente al Teatro Vittoria, dove dirigenti di partito, e oltre 1.000 militanti, amministratori, semplici cittadini provenienti da tutta Italia, si sono riuniti per discutere sul futuro della sinistra. E lo dimostra oggi il dibattito congressuale concentrato solo sull’incoronazione di uno o di un altro leader.

Questa sera (martedì 7 marzo) all’assemblea dell’unione comunale di Buti e Cascine lascio il Partito Democratico, non rinnoverò la tessera nel 2017, cammino su un’altra strada, quella che insieme a tanti compagni stiamo tracciando e che abbiamo chiamato “Articolo 1, Movimento Democratico e Progressista”. Una nuova formazione politica plurale che ha l’ambizione di contribuire a costruire una grande forza di centrosinistra.

Con me si incamminano Roberto Serafini, ex-sindaco di Buti, Anna Baroni, ex-assessore alla cultura, Giacomo Pratali, mio collega di Giunta della passata legislatura, eletto con Sel. Questi alcuni nomi, ma l’elenco è molto lungo. E comprende tanti cittadini che in questi anni non hanno rinnovato la tessera, si sono allontanati dall’impegno e dalla vita politica.

Qualcuno vuole definirci “scissionisti”; io credo che la scissione vera ci sia stata in questi anni tra il partito e le grandi questioni del Paese, tra la classe dirigente chiusa nel politicismo e una grande parte del popolo di sinistra. Stiamo già lavorando per radicarci sui territori, attraverso coordinamenti e comitati, aperti a tutti coloro che vorranno rinnovare il loro impegno o che si avvicineranno per la prima volta condividendo con noi questa grande spinta ideale.

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