Morte improvvisa di Mirella Scriboni, scrittrice di “storie di donne”. Il ricordo di B. Bardelli e della Biblioteca F. Serantini, Pisa

Mirella Scriboni ci ha lasciato ieri, domenica 8 gennaio.

Un male incurabile se l’è portata via nell’arco di pochi mesi. A lei un ricordo personale e, la scheda che ci ha inviato la Biblioteca Serantini di Pisa di cui era “amica”.

09gennaio 2017 di Beatrice Bardelli

  • Un ricordo personale:

L’ho conosciuta all’Università, Facoltà di Lettere a Pisa, all’inizio della seconda metà degli anni Sessanta.

Io ero iscritta al corso di Lingue e Letterature straniere, lei a Lettere moderne. Ad un tavolo della mensa universitaria di piazza dei Cavalieri, di quelli piccoli, quadrati con il vasetto dei fiori (veri!) al centro (erano pochi gli studenti universitari allora ed erano considerati un’élite da trattare con i guanti bianchi) ci sedemmo, ci conoscemmo, ci incontrammo. Fu là che lei mi parlò della tesi che stava scrivendo su Rocco Scotellaro. E me lo fece conoscere attraverso le sue parole appassionate e ricche di suggestioni e di atmosfere di una terra di cui si era innamorata. Mirella era ed è sempre rimasta bella. Bella ed anticonformista.

Bella e appassionata. Bella e coraggiosa.

Abbiamo militato insieme in Avanguardia Operaia guidata da Marco Tongiorgi. Nel 1975 decidemmo di raggiungere il campeggio estivo di Avanguardia operaia a Pizzo Calabro. Si partì, armi e bagagli, con la sua 500 e si fece tappa a casa di sua madre e sua sorella a Viterbo. Anche allora mi regalò un’altra scoperta, quella della sua meravigliosa città. Per raggiungere Pizzo Calabro ci impiegammo due giorni. La prima notte si dormì in un letto, quello di famiglia, la seconda notte dovemmo accontentarci dei sedili anteriori della 500. Un massacro d’ossa che suggellò quell’allora nascente amicizia tra giovani donne affascinate dall’avventura. Passammo giorni indimenticabili. Non tornammo insieme perché la 500 che era stata ben strapazzata si rifiutò di ripartire. A Pisa ci siamo frequentate in modo alterno perché io ero presa dal lavoro (facevo l’insegnante ad Empoli) e dal ritmo faticoso di una vita quotidiana che girava intorno a mia figlia, ancora piccola. Ho poi frequentato sempre meno Mirella ma quando seppi che era andata ad insegnare italiano in Australia la invidiai. Che coraggio aveva avuto! Che donna straordinaria! Poi l’ho seguita da lontano, quando ha cominciato a pubblicare i suoi primi libri. Le nostre strade si erano allontanate ma solo geograficamente. Perché Mirella Scriboni è sempre rimasta per me l’unica Mirella che porto nel cuore.

Una donna, un’amica, anche se per un breve periodo della mia vita , da imprinting. Indimenticabile. La notizia della sua morte, per me improvvisa, mi ha lasciato costernata, esterrefatta, addolorata profondamente.  

  • Ecco come l’Associazione amici della Biblioteca Franco Serantini di Pisa, l’ha voluta ricordare:

Nata a Viterbo nel 1950, si è laureata in Lettere all’Università di Pisa con una tesi discussa con il professore Silvio Guarnieri, su Rocco Scotellaro.

Negli anni giovanili degli studi universitari Mirella vive intensamente tutto il lungo periodo delle vicende della contestazione giovanile e studentesca e, tra gli anni 1969 e 1973, partecipa all’esperienza del Centro K. Marx di Pisa e poi quella dei collettivi femministi. Successivamente, per motivi di lavoro, inizia a viaggiare e a insegnare italiano all’estero in scuole e università (Limerick, Sydney, New York, Alessandria d’Egitto, Addis Abeba e infine, come a chiudere il cerchio, di nuovo in Irlanda a Galway). Lettrice e cinefila appassionata, durante gli anni di insegnamento inizia a interessarsi allo studio delle lotte di emancipazione femminile e delle donne scrittrici dell’Ottocento.

È a questo periodo che risalgono le ricerche che poi hanno dato vita ai suoi primi saggi pubblicati su riviste specialistiche tra i quali si ricordano: Dorothy Sayers: un centenario (1994), Cristina di Belgioioso (1994), «Se vi avessi avuto per compagna…». Incontri tra donne nelle lettere e negli scritti dall’Oriente di Cristina Trivulzio di Belgioioso (1808-1871) (1994), Le rivali di Sherlock Holmes: donne e letteratura poliziesca nell’età vittoriana (1995), Da eroina a protagonista: l’affermazione del desiderio femminile nei racconti gotici di Luisa Saredo (1995), Il viaggio al femminile in Oriente nell’Ottocento: la Principessa di Belgioioso, Amalia Nizzoli e Carla Serena (1996), Immagini dell’harem nell’Ottocento (1998).

Sempre in quel decennio escono i volumi da lei curati per le edizioni Tufani: Un mestiere da donne. Racconti gialli di scrittrici dell’800 (1996); l’edizione italiana delle opere di Cristina Trivulzio di Belgiojoso: Emina (1997), Un principe curdo (1998), Le due mogli di Ismail Bey (2008); e Immagini-memoria di Alessandria d’Egitto in Ungaretti (e ‘dialogo’ con Kavafis) in L. Incalcaterra McLoughlin (a cura di), Spazio e spazialità poetica nella poesia italiana del Novecento, (2005).

Negli anni trascorsi all’estero Mirella, persona sensibile e attenta agli scenari geopolitici mondiali, di fronte all’esplodere dei conflitti e delle tragedie delle guerre matura una sua scelta “antimilitarista” e “nonviolenta”, che la porta a interessarsi delle tematiche pacifiste, sempre dal punto di vista della storia al femminile. In questi anni terribili Mirella, che da sempre sostenitrice della causa palestinese, non fa mancare il proprio appoggio a tutte quelle iniziative tese al dialogo e alla concordia tra i popoli.

Rientrata in Italia e stabilitasi definitivamente a Pisa, Mirella si occupa di storia delle donne in relazione alla guerra.

Socia della Casa della donna di Pisa, sostenitrice del quotidiano «Il manifesto e dell’Assopace per la Palestina, diventa un’assidua lettrice e frequentatrice, nonché amica e generosa sostenitrice, della Biblioteca F. Serantini. Da questo rapporto nasce il progetto di un libro che esce nel 2008 edito dalla casa editrice della biblioteca. Abbasso la guerra! Voci di donne da Adua al primo conflitto mondiale (1896-1915) è un volume che attraverso un’antologia di testi dell’epoca, riporta alla luce l’opposizione delle donne italiane alla Grande guerra e alle guerre coloniali che la precedettero (la prima guerra d’Africa del 1896 e la guerra di Libia del 1911-’12). Un’opposizione che si espresse intensamente e con continuità sulla stampa emancipazionista, sui numerosi giornali redatti dalle donne socialiste e sui numerosi periodici socialisti e anarchici.

Voci di donne che affiancavano, al ruolo di pubbliciste, la militanza nel movimento emancipazionista e pacifista, nel partito socialista e nel movimento anarchico.

Dagli scritti emerge non solo il protagonismo delle donne nel più vasto arco di opinioni e pratiche che dichiararono “guerra al regno della guerra” nel corso di un periodo cruciale della storia italiana, ma anche la specificità, la ricchezza e la complessità di un “pensiero della differenza” ante litteram: il discorso femminile sul tema, allora più che mai tipicamente maschile, della guerra. Lei che anarchica non era, aveva sviluppato una forte sensibilità e approccio “libertario” alla ricerca e alla studio.

Amante dei viaggi, che ha sempre effettuato fino a quando gli è stato possibile, ha continuato a lavorare fino all’ultimo, nel 2016 ha pubblicato Leda Rafanelli, libertaria e musulmana, giornalista e scrittrice, in «ToscanaNovecento» e partecipato con una relazione (Anarchiche e antimilitarismo in età giolittiana) al convegno Le donne nel movimento anarchico italiano tenutosi a Carrara il 27 febbraio 2016.

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