20 Giugno 2026, di Michele Faliani

C’è un momento, durante alcuni concerti, in cui si percepisce chiaramente che palco e pubblico stanno vivendo la stessa esperienza. Non più artisti da una parte e spettatori dall’altra, ma una comunità temporanea che condivide emozioni, ricordi e divertimento. È esattamente ciò che è accaduto nella serata del festival “Ma la notte sì!”, dove Serena Brancale ha regalato uno degli spettacoli più completi e coinvolgenti della sua carriera recente.
Fin dalle prime note di Al mio paese, scelta per aprire la serata, la cantante pugliese conquista il pubblico con un’esibizione che unisce energia, raffinatezza musicale e una straordinaria capacità comunicativa. Il concerto si sviluppa come un viaggio attraverso le molte anime della sua produzione artistica: il jazz, il soul, la tradizione mediterranea, la musica popolare del Sud e le contaminazioni internazionali che da sempre caratterizzano il suo repertorio.
L’atmosfera è festosa, colorata, quasi carnascialesca in alcuni momenti, ma senza mai perdere qualità e coerenza artistica. Serena Brancale si muove sul palco con naturalezza, alternando ironia, spontaneità e momenti di intensa partecipazione emotiva.
Uno dei vertici assoluti della serata arriva con Bésame mucho. Il celebre classico di Consuelo Velázquez viene reinterpretato con eleganza e personalità, trasformandosi in una parentesi sospesa nel tempo. La voce della cantante si fa morbida, avvolgente, capace di catturare l’attenzione dell’intera platea. È uno di quei momenti in cui il silenzio del pubblico diventa parte integrante della performance.
Se Bésame mucho rappresenta il lato più raffinato dello spettacolo, Qui con me ne costituisce certamente il cuore emotivo. Il brano presentato al Festival di Sanremo 2026 e dedicato alla madre scomparsa viene accolto con grande partecipazione. L’interpretazione è intensa ma misurata, priva di qualsiasi enfasi artificiale. Le parole arrivano dirette e sincere, creando uno dei passaggi più toccanti dell’intera esibizione.
La scaletta, lunga e generosa, attraversa oltre venti brani e mette in evidenza la straordinaria versatilità dell’artista. Da La zia a Like a Melody, passando per Gitana, Fuera, Bariamore, Magic Puglia, Baccalà e Capatosta, Serena Brancale costruisce uno spettacolo che non conosce cali di tensione.
Particolarmente riuscito anche l’omaggio a Lucio Dalla, condensato in un medley che unisce Futura, L’anno che verrà, Anna e Marco e Balla balla ballerino. Un tributo rispettoso ma tutt’altro che scolastico, capace di inserire i classici del cantautore bolognese all’interno dell’universo musicale della cantante pugliese.
Tra i momenti più sorprendenti figurano anche Hasta siempre, comandante, proposta con grande intensità, e il lungo medley latino che unisce Shimbalaiê, Un verano en Nueva York e Maria Maria, trasformando l’area del festival in una grande pista da ballo a cielo aperto.
Ma sono soprattutto Anema e core e la ripresentazione di Al mio paese a infiammare definitivamente la serata. La prima, proposta in una travolgente versione samba e poi ripresa durante l’encore, scatena il pubblico in un’esplosione di ritmo ed entusiasmo. La seconda, ormai autentico tormentone dell’estate 2026, viene cantata praticamente da tutti, trasformandosi in un gigantesco coro collettivo che accompagna Serena Brancale fino alla chiusura dello spettacolo.
Fondamentale per la riuscita del concerto è anche il contributo di una squadra di musicisti e performer di altissimo livello. Il finger drumming di Dropkick aggiunge dinamismo e modernità agli arrangiamenti, mentre Alessandra Tumolillo alla chitarra offre solidità e sensibilità musicale. Corinne e Nausicaa ai cori impreziosiscono ogni brano con grande eleganza, Giulia Gentile al violino regala sfumature preziose, Daniele Raimondi alla tromba aggiunge colore e profondità agli arrangiamenti, mentre Marco Bottoni si divide con grande efficacia tra pianoforte e basso.
A completare il quadro contribuisce un corpo di ballo composto da ragazze e ragazzi di straordinaria energia, protagonisti di una performance scenica sempre coinvolgente e mai invasiva. Le coreografie accompagnano la musica valorizzandola e contribuendo a costruire uno spettacolo visivamente ricco e curato.
Quando, dopo quasi due ore di musica, arrivano gli encore con Anema e core e nuovamente Al mio paese, l’impressione è quella di assistere alla conclusione naturale di una grande festa. Non c’è alcun bisogno di artifici per mantenere alta l’attenzione: la qualità dello show e il legame creato con il pubblico fanno il resto.
Il concerto di Serena Brancale al “Ma la notte sì!” conferma il momento particolarmente felice attraversato dall’artista. Una cantante che continua a crescere senza rinunciare alla propria identità, capace di coniugare ricerca musicale e immediatezza comunicativa. A Capannori è andato in scena uno spettacolo completo, emozionante e trascinante, uno di quelli che riescono a lasciare il segno ben oltre l’ultima nota.
Grazie a Live Emotion Group e a Vivo Concerti per l’ospitalità.
La scaletta del concerto:
- Al mio paese
- La zia
- Like a melody
- Bésame mucho (Consuelo Velázquez cover)
- Gitana
- Fuera
- Bariamore
- Serenata (Serena Brancale & Alessandra Amoroso song)
- Andamento lento (Tullio De Piscopo cover)
- Magic Puglia
- Baccalà
- Capatosta
- Anema e core (Samba version)
- Uomo perfetto
- Hasta siempre, comandante (Carlos Puebla cover)
- Futura / L’anno che verrà / Anna e Marco / Balla balla ballerino (Lucio Dalla cover)
- Sai che c’è (Cantata da Alessandra Tumolillo)
- Qui con me
- Solo un’ora
- Shimbalaiê / Un verano en Nueva York / Maria Maria
- Partenope
- Stu cafè
Encore: - Anema e core
- Al mio paese
La photogallery del concerto:


