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Progetto caserme di Pisa e le recenti affermazioni dell’assessore Zambito, Rebeldìa: “basta bugie e progetti speculativi”

23agosto 2017 da Progetto Rebeldìa, Pisa

Proposte di valorizzazione

Nella sua ultima intervista rilasciata alla stampa locale in merito al futuro uso delle Caserme dismesse, l’assessore all’urbanistica Ylenia Zambito ha ricostruito un quadro in buona parte erroneo, travisando la realtà dei fatti e omettendo questioni fondamentali.

Ne è emersa un’interpretazione della questione “Caserme” che nulla ha a che vedere con quanto accaduto in concreto negli anni passati. Crediamo sia importante sottolineare, e così ricordare, alcuni elementi fondamentali del tutto omessi dall’assessore.

  1. La ristrutturazione delle caserme non è stata ritardata “a causa di difficoltà di vario genere”: la ristrutturazione delle caserme è stata bloccata a causa della miopia dell’amministrazione targata Partito Democratico durante gli ultimi 3 mandati, la quale non ha saputo né voluto ascoltare le associazioni cittadine che non solo la mettevano in guardia sull’irrealizzabilità del “Progetto Caserme”, ma ne hanno più volte snocciolato le ragioni, come le avverse (insormontabili?) condizioni di mercato.
  2. L’attuale giunta si è ostinata a perseguire un progetto meramente speculativo sulla riqualificazione di una importante porzione della città, operando scelte favorevoli agli interessi di pochi privati invece di badare al benessere collettivo e ai bisogni della città.
  3. Tale ostinazione si è sostanziata in un mantra ripetuto fino alla noia sul fatto che il progetto caserme non fosse morto, come invece ampiamento dimostrato dai fatti e per stessa tardiva ammissione di sindaco e assessore.
  4. Oggi, così come pochi mesi orsono, l’assessore vuole proporre una nuova “favola” alla città che non ha nessuno fondamento reale. In estate come in primavera si parla di un nuova bozza di accordo che di fatto non esiste né agli atti pubblici, né è disponibile alla consultazione; se anche esistesse, non si capisce chi l’abbia redatta e secondo quali linee guida.

Infine, altri due fatti vengono omessi nella ricostruzione della vicenda

  • Il primo è l’opportunità persa dall’amministrazione Filippeschi di entrare in possesso diretto delle caserme tramite il Federalismo Demaniale e di disporre senza vincoli di un simile patrimonio pubblico: opportunità inibita proprio dall’accordo firmato nel 2001 e riconfermato nel 2007, accordo che ora sembra essere finalmente decaduto, anche se ancora nessuno ha ufficialmente ritirato le firme.
  • Il secondo elemento omesso, anzi rimosso, è il processo di riqualificazione spontanea e dal basso che era stato avviato dal Municipio dei Beni Comuni nel febbraio del 2014 sull’ex distretto militare di via Giordano Bruno. Processo che è culminato in una diffusa progettazione partecipata, sostenuta da migliaia di cittadini pisani e da decine di associazioni attive nel territorio. Processo che non solo ha fatto emergere alcune reali esigenze del quartiere, ma che ha anche esplicitato proposte concrete e fattive per il recupero dell’ex caserma Curtatone e Montanara. Proposte volutamente ignorate dalla Giunta, e poi respinte dalla maggioranza del Consiglio Comunale, nonostante le vane promesse del sindaco Filippeschi di lavorare quanto meno per la riapertura temporanea del Distretto 42 e del parco Andrea Gallo ch e- vale la pena sottolineare – presenta una ricchezza di patrimonio naturale che andrebbe mantenuta e preservata, e che in questo momento è lasciata all’abbandono e al degrado dal Ministero della Difesa.

Che sia questa o la prossima amministrazione ad avviare e a realizzare un nuovo progetto di riqualificazione dell’area delle ex caserme, dovrà necessariamente ripartire da quello che è già stato fatto e proposto da un ampia porzione della città. Non certo seguendo gli interessi della Cassa Depositi e Prestiti, la stessa che finanzia la svendita del patrimonio pubblico dei Comuni e la privatizzazione dei servizi pubblici locali, in un contesto dentro il quale gli enti locali, dissanguati dal patto di stabilità e dal pareggio di bilancio, asfissiati dai tagli alle spese e agli investimenti, sono stati ridotti a promotori del saccheggio dei beni comuni da parte delle lobby immobiliari e finanziarie. Quella Cassa che dovrebbe raccogliere e garantire il risparmio postale dei cittadini, ma che dal 2003 è stata trasformata in società per azioni (dunque rivolta al profitto) facendo svanire la sua funzione pubblica e di interesse generale.

Post precedente: Progetto caserme il sindaco di Pisa riparte da zero e procede senza la città
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