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Vicopisano (Pisa) amministrazione a guida Pd/Sel, vicenda finita in tribunale per il diritto istituzionale ad esercitare il mandato del consigliere Landi M5stelle

Una storia che rasenta l’assurdo, su cui dovrà esprimersi il Tribunale Amministrativo Regionale

9ottobre 2016 di Beatrice Bardelli

vicopisano

paolo-landi-m5stelleSuccede in Toscana come è già successo in Emilia-Romagna. E come là, è successo in un Comune, Vicopisano, in provincia di Pisa, a guida PD. Il cui sindaco, contrariamente a tanti colleghi del suo stesso partito, si è irrigidito nella posizione di negare ad un Consigliere della minoranza, Paolo Landi M5S di Vicopisano, l’accesso ai sistemi informatici del Comune per poter reperire i documenti necessari all’espletamento del mandato nelle funzioni istituzionali di consigliere comunale.

La storia, iniziata nel marzo 2015, con la prima richiesta di accesso al sistema informatico da parte di Landi, è proseguita fino al luglio di quest’anno a suon di richieste sempre negate, o meglio “sospese”, da parte del sindaco e di richieste ripresentate da parte di Landi con l’insistenza e la determinazione di chi si sente nel giusto: quello di poter reperire documenti della Pubblica Amministrazione per via informatica in tempo reale, senza dover aspettare i tempi burocratici che possono passare tra la richiesta di un documento e la sua ricezione in cartaceo.

Una storia snervante ed avvilente per un amministratore pubblico che desidera soltanto svolgere al meglio il proprio ruolo per cui è stato eletto dai cittadini. Così, al nuovo diniego/sospensione da parte del sindaco, il 27 giugno scorso, Landi ha deciso di farsi assistere dallo Studio legale associato – LGL, di Milano, e presentare ricorso al Tar Toscana contro il Comune di Vicopisano nella persona del suo legale rappresentante pro tempore, il sindaco Juri Taglioli che guida una giunta PD-Sel. Il ricorso è stato iscritto a ruolo in agosto e lo scorso 16 settembre il Comune ha deciso di resistere in giudizio (“per difendere gli interessi dell’Ente”), affidando la propria difesa all’avv. Alessandro Cecchi dello Studio Stancanelli-Cecchi di Firenze, legale di fiducia del Comune.

“La spesa occorrente, quantificata entro l’importo di € 1.500,00, al netto di oneri fiscali – si legge nella delibera di giunta n. 65 – troverà copertura al Cap. 138/1, del Bilancio 2016 denominato “Spese legali a difesa di atti del Comune”. In parole semplici: paga il contribuente.

La prima udienza del Tar è già stata fissata: il prossimo 23 novembre. Per darne notizia ed evidenziare le motivazioni del ricorso, sabato mattina, Landi ha indetto una conferenza stampa nella Sala consiliare del comune di Vicopisano. Proprio nel luogo istituzionale dove Landi, ha riferito ai giornalisti, ha trovato difficoltà ad espletare il proprio ruolo di amministratore pubblico al servizio della collettività.

“Da quando sono stato nominato consigliere comunale, nel giugno 2014, ho sperimentato personalmente come in questo Comune il ruolo del consigliere sia stato svuotato della valenza politica che dovrebbe avere perché è stato ridotto alla sola funzione di approvare o bocciare le delibere di giunta che ci arrivano solo pochi giorni prima della riunione del consiglio comunale, quando già è stato tutto deciso e formulato da sindaco ed assessori, ha denunciato Landi, Noi consiglieri non abbiamo alcun peso sulle decisioni di giunta perché non siamo messi in grado di avere gli strumenti, ovvero le informazioni necessarie ad esprimere un giudizio preciso e consapevole. Anche per questo motivo, spesse volte, ci ha confidato Landi, ho votato “no”. Per bocciare il metodo, perché non ero stato messo in grado di esprimere la mia posizione sulla sostanza”.

Ma entriamo nei dettagli

  • Il 14 marzo 2015, Landi chiede formalmente al sindaco l’attivazione di credenziali di accesso di sola lettura ai sistemi informatici gestionali del Comune, comprese le indicazioni e strumentazioni per il loro utilizzo: gestionale per la contabilità dell’ente; gestionale atti (per consultazioni delibere, determine ecc.); gestionale protocollo.
  • La risposta del sindaco arriva il 3 giugno, quasi due mesi e mezzo dopo la richiesta anche se la legge prevede un tempo massimo di 30 giorni. “Se questi sono i tempi burocratici del Comune, risulta più che mai necessario avere la possibilità di accedere ai documenti già informatizzati del Comune, ha commentato Landi. Nella risposta, il sindaco afferma di “aver sospeso” la richiesta di credenziali motivando “l’esigenza di coordinare e contemperare il diritto di accesso riconosciuto ai consiglieri comunali […] con altre norme vigenti che tutelano, in particolare, la tutela dei dati personali e la segretezza della corrispondenza”. Una motivazione che, ha sostenuto Landi, è “frutto di un’interpretazione del tutto arbitraria che non trova riscontro nella giurisprudenza amministrativa vigente”. Per questo Landi non si è arreso.
  • Il 10 settembre 2015, Landi riscrive al sindaco sollecitando l’amministrazione a ripensare la propria posizione per consentire l’accesso tramite password ai sistemi informativi gestionali del Comune.
    Il 9 ottobre 2015, Il sindaco conferma la sua precedente sospensione e consiglia a Landi di continuare ad esercitare il suo diritto di accesso agli atti “nei modi indicati dai regolamenti vigenti, nel rispetto della riservatezza dei dati personali”. “Ovvero, ha spiegato Landi, facendo richiesta di un documento, che mi arriverebbe in cartaceo dopo un mese, dove scopro che c’è un riferimento ad un altro documento che non conosco e che devo richiedere e che potrò avere, se va bene, dopo un altro mese, e così via. Impossibile lavorare in questo modo”.
  • Il 25 maggio 2016, Landi, sempre più convinto delle sue ragioni, torna all’attacco con una terza lettera ma questa volta pretende dal Comune di conoscere molto di più: i documenti informatizzati che riguardano temi e materie scottanti per l’amministrazione e di estremo interesse per i consiglieri comunali e per la collettività. Landi chiede, infatti, di poter effettuare sei verifiche in merito a: 1) abusi edilizi già riscontrati sul territorio comunale; 2) l’iter e la documentazione relativa alla costruzione e gestione del nuovo asilo-nido comunale “Primo Volo” e sulla costruzione della nuova palestra e del nuovo teatro comunali; 3) la corrispondenza con l’azienda Delca S.p.A (oggi Delca Energia srl) e relativi enti pubblici per i permessi/controlli delle attività e degli impianti dell’azienda, con particolare riferimento all’impianto di gassificazione (a seguito di problemi di carattere ambientale segnalati da accertamenti ARPAT); 4) l’attività dell’amministrazione e corrispondenza con altri enti pubblici e soggetti terzi per la tutela e la salvaguardia del territorio dal rischio idrogeologico; 5) l’attività e corrispondenza del Comune di Vicopisano con i relativi enti e società partecipate/controllate e con gli enti pubblici per la gestione dei servizi di cui il Comune di Vicopisano fa parte: Consorzio del Parco Termale di Uliveto Terme, Geofor S.p.A., Acque S.p.A., CPT S.p.A., CTT S.p.A., AIT, ATO Costa, Retiambiente S.p.A. ecc, alla luce delle variazioni avvenute con delibere di Consiglio comunale il 21 dicembre 2015 ed il 3 marzo 2016; 6) gli sviluppi e la corrispondenza tra il Comune di Vicopisano ed altri enti pubblici e soggetti privati relativamente al progetto di realizzazione di un impianto idroelettrico in località “La Botte” sul fiume Arno.
  • Il 30 giugno 2016, il sindaco risponde rigettando la richiesta di Landi e precisando di nuovo che il consigliere avrebbe potuto esercitare l’accesso agli atti “nei modi indicati dai regolamenti vigenti nel rispetto della riservatezza dei dati personali”.
    A questo punto, il consigliere Landi ha deciso di fare ricorso al Tar della Toscana contro il Comune e quindi contro il sindaco di Vicopisano.

Ma, perché tanta insistenza da parte di questo consigliere comunale?

  • In primo luogo perché un regolamento comunale si deve adeguare alle leggi vigenti, non sostituirsi ad esse. Il consigliere Landi ha sempre indicato di voler esercitare il diritto di accesso agli atti, stabilito dall’art.43, comma 2, del Decreto Legislativo n. 267 del 2000, per ottenere informazioni relative a situazioni di interesse collettivo, a tutela cioè del bene comune e non del proprio interesse personale, e per conoscere e verificare l’attività svolta dall’Ente. L’articolo 43, co.2, recita:

“I consiglieri comunali e provinciali hanno diritto di ottenere dagli uffici, rispettivamente, del comune e della provincia, nonché dalle loro aziende ed enti dipendenti, tutte le notizie e le informazioni in loro possesso, utili all’espletamento del proprio mandato. Essi sono tenuti al segreto nei casi specificamente determinati dalla legge”.

  • In secondo luogo, perché esiste una giurisprudenza consolidata, e supportata anche da numerose sentenze del Consiglio di Stato, che ribadisce che l’esercizio di accesso agli atti dei consiglieri comunali non può essere soggetto ad alcun onere motivazionale né può essere limitato. E che la richiesta di accesso agli atti “deve avvenire in modo da comportare il minor aggravio possibile per gli uffici comunali” (Consiglio di Stato, n.4829 del 29 agosto 2011).

“Quindi, ha commentato Landi, chiedendo l’accesso personale al sistema informatico faccio risparmiare agli uffici comunali tempo e denaro, per le fotocopie dei documenti”. Infine, perché la stessa Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi, incardinata presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha riconosciuto “la possibilità per il consigliere comunale di avere accesso diretto al sistema informativo (anche contabile) dell’ente attraverso l’uso della password di servizio […] e […] anche al protocollo informatico”.

La storia del consigliere Landi è una storia emblematica. Una storia che rasenta l’assurdo. Vedremo come si esprimerà il Tar Toscana: darà o non darà ragione alle istanze del consigliere Landi? Image and video hosting by TinyPic

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